Cava de’ Tirreni, Servalli che insulta i cittadini: dieci anni di arroganza travestita da buonismo
Nel suo ultimo video, Vincenzo Servalli definisce “cialtroni” i cavesi che denunciano problemi reali: strade distrutte, parcheggi insostenibili, negozi che chiudono e una città allo sbando. Un attacco gratuito che rivela non forza, ma debolezza politica. I cittadini rispondono con lucidità e verità, smontando la narrazione autocelebrativa del sindaco. Dieci anni di amministrazione si chiudono tra insulti, propaganda e un centrosinistra paralizzato dalle lotte interne che lui stesso ha contribuito a generare
C’è un limite oltre il quale il linguaggio istituzionale non può e non deve scendere. Nel suo ultimo video, il sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli, ha superato quel limite con leggerezza, definendo “cialtroni” coloro che osano criticare il suo operato.
Non un lapsus, non un’espressione sfuggita: una scelta. Una scelta grave. Pronunciata con la sicurezza di chi ritiene di poter giudicare dall’alto, dimenticando che il dissenso non è un fastidio ma un diritto democratico. E che i cittadini non sono sudditi, bensì la ragione stessa per cui un sindaco esiste.
Quando un primo cittadino insulta la sua comunità, non difende il proprio lavoro: confessa di non avere più argomenti. Ammette che il confronto lo infastidisce, che la critica lo irrita, che la realtà gli è diventata scomoda.
E, come se non bastasse, Servalli inserisce nella lista dei “cattivi” anche i giornalisti, soprattutto quelli che non gli intonano lodi. Ma, come ricordava Gianrico Carofiglio qualche mese fa clicca qui, “senza una stampa libera, il potere diventa un monologo e i cittadini diventano sudditi”.
Ed è proprio questo che piace al nostro sindaco: il monologo. Da anni propina ai cavesi video settimanali che non informano, ma celebrano. Non è giornalismo: è propaganda. Legittima per chi fa politica, meno per chi si presta a farla fingendo di fare informazione.
E sugli insulti ai giornalisti, Carofiglio è ancora più chiaro: “È un modo facile per non rendere conto del proprio operato. Di quello che si è fatto e soprattutto di quello che non si è fatto”.
La reazione dei cavesi sui social non è stata un capriccio né un’esagerazione emotiva. È stata sacrosanta. È stata la risposta naturale di una comunità che da anni vive problemi concreti e quotidiani: strade dissestate, parcheggi diventati un lusso, attività commerciali che chiudono, un centro che si svuota, una città che perde pezzi e identità.
Lo sfascio provocato dall’amministrazione Servalli lo abbiamo raccontato fin troppe volte. Inutile ripeterci. E mentre tutto questo accade, il Sindaco liquida le critiche con un insulto generico, senza avere il coraggio di confrontarsi con chi quei problemi li vive davvero.
I commenti dei cittadini non sono “polemiche sterili”: sono testimonianze dirette, amare, a volte esasperate, ma autentiche. C’è chi parla di “grande delusione”, chi ricorda una Cava che era “Piccola Svizzera” e oggi appare irriconoscibile. C’è chi denuncia buche pericolose, parcheggi da salasso, negozi che chiudono, famiglie che se ne vanno.
La verità è semplice: i cavesi non sono cialtroni. Anzi, sono fin troppo pazienti, buoni e signorili. Sono cittadini che vivono ogni giorno una città che peggiora. Pagano tasse e disservizi. Rischiano danni alle auto e, peggio ancora, alla propria incolumità. Vivono in un contesto insicuro, senza un’idea di sviluppo, senza un futuro di speranza. Sono commercianti che chiudono, giovani che non trovano più un motivo per restare. Sono la città reale, quella abbandonata a se stessa che non compare nelle narrazioni fiabesche del Sindaco.
In questi dieci anni Servalli avrebbe potuto scegliere la strada dell’ascolto, ma non lo ha mai fatto davvero. Avrebbe potuto assumersi responsabilità, ma ha sempre trovato un capro espiatorio: assessori, dirigenti, opposizione, perfino i cittadini. Avrebbe potuto mostrare maturità istituzionale, ma ha preferito la scorciatoia del disprezzo, come se il problema fossero le persone che parlano e non i problemi che denunciano.
Un sindaco che definisce “cialtroni” i suoi concittadini non offende solo chi critica: offende il ruolo che ricopre. Perché la forza di un amministratore si misura dalla capacità di accettare il confronto, anche quando è duro, anche quando fa male. E soprattutto dalla capacità di ricordare che la città non è un palcoscenico per monologhi settimanali, ma una comunità viva che merita rispetto.
I cavesi, nei loro commenti, non hanno fatto politica: hanno detto la verità. Hanno raccontato ciò che vivono, ciò che vedono, ciò che subiscono. E se questo basta a farli definire “cialtroni”, allora il problema non è la città. Il problema è chi la guida.
Cava merita ascolto, rispetto e un Sindaco che non confonda la critica con l’offesa, il dissenso con l’ignoranza, la voce dei cittadini con un rumore di fondo. Merita qualcuno che ricordi che il potere non è un diritto, ma un servizio. E che chi insulta i cittadini ha già perso la loro fiducia, e con essa il diritto di rappresentarli.
Servalli non è stato soltanto una sciagura politico-amministrativa: è stato un grande equivoco. L’equivoco dell’uomo “perbene” che doveva difendersi dalla politica, quando in realtà è stato lui a incarnarne le dinamiche peggiori. È stato questo l’abbaglio che gli ha garantito il secondo mandato. Il vero Servalli è venuto fuori con il tempo.
All’inizio del suo primo mandato, dieci anni fa, lo avevamo definito, per celia, un agnello che poteva rivelarsi un agnello mannaro. Non proprio un lupo feroce, ma un animale mansueto solo in apparenza, capace però di mostrare una natura politicamente predatoria. E così è stato, purtroppo. Ai danni provocati alla macchina comunale e alla città si è aggiunta la logica predatoria che ha avvelenato i pozzi della politica cittadina. Le lotte intestine nel Pd e la paralisi del centrosinistra di questi giorni ne sono la prova più evidente.
I cattivi maestri lasciano sempre eredi. Purtroppo.
Fra pochi mesi, però, Cava volterà pagina. In ogni caso. A prescindere da chi vincerà le prossime elezioni.







Un’analisi che eccelle per accuratezza formale e profondità, firmata con il tocco sapiente di un vero esperto. Grazie Sig. Pasquale Petrillo.