Cava de’ Tirreni, le strade e le responsabilità: un’emergenza che arriva da lontano
La richiesta del sindaco Servalli alla Regione riaccende un tema che i cittadini vivono da anni: strade dissestate, controlli mancati, servizi indeboliti e un Comune gravato da debiti e scelte discutibili. L’emergenza non nasce oggi, e la città chiede finalmente chiarezza, programmazione e responsabilità
C’è un momento, nella vita amministrativa di una città, in cui le parole pesano più dei comunicati e dei post sui social. Il comunicato stampa con cui il sindaco Vincenzo Servalli annuncia di aver chiesto alla Regione fondi straordinari per affrontare il dissesto delle strade cavesi arriva proprio in quel momento: quando la distanza tra ciò che si annuncia e ciò che si è fatto diventa il vero terreno del confronto pubblico.
Sia chiaro: che la rete viaria di Cava de’ Tirreni sia in condizioni critiche non è una novità. I cittadini lo sperimentano ogni giorno. Buche, avvallamenti, rattoppi provvisori, ripristini superficiali che hanno trasformato interi quartieri in percorsi a ostacoli. E mentre le strade si deteriorano, gli uffici legali del Comune continuano a gestire richieste di risarcimento per danni subiti da automobilisti e motociclisti, persino da semplici pedoni.
È vero che i vincoli di bilancio pesano e che la manutenzione stradale è un problema diffuso in Campania. Ma c’è un punto che non può essere aggirato: la responsabilità amministrativa non si misura solo con le risorse disponibili, ma con la capacità di programmare, controllare e prevenire.
Il malcontento esploso sui social non è un capriccio digitale. È la voce di una comunità che si sente trascurata. I cittadini non contestano la richiesta di fondi alla Regione. Contestano il fatto che arrivi ora, a tre mesi dalla fine del mandato, dopo anni in cui i lavori della fibra e del gas hanno inciso il territorio senza un’adeguata vigilanza comunale.
Molti cavesi si sentono presi in giro. In questi undici anni, il sindaco Servalli – secondo una sempre più larga parte dell’opinione pubblica – ha mostrato scarso interesse per le criticità della città, lasciando incancrenire problemi che oggi esplodono in tutta la loro gravità. E la domanda che circola è semplice: perché chiedere fondi solo ora, e non negli anni in cui la Regione era guidata da un interlocutore politico diretto come Vincenzo De Luca?
La politica, quando è autentica, non si limita a denunciare un problema: lo anticipa, lo governa, lo previene. Parlare oggi di “emergenza regionale” può essere corretto sul piano istituzionale, ma rischia di suonare come una resa tardiva sul piano politico. Perché un’emergenza che dura da anni non è più un’emergenza: è una mancanza di programmazione.
E le strade non sono l’unico nodo. I cavesi ricordano bene i debiti accumulati dal Comune, il piano di riequilibrio che pesa sulle famiglie, gli ammanchi milionari ancora senza piena chiarezza, la macchina amministrativa indebolita da scelte discutibili, gli uffici sguarniti, la carenza cronica di vigili urbani, le strutture chiuse da anni come l’ex Mediateca o la piscina coperta. E poi la Metellia, percepita da molti come un bancomat del Comune, e i servizi sociali ridotti ai minimi termini.
Tutto questo ha un nome e un cognome: Vincenzo Servalli. I buchi che lascia non sono solo quelli nell’asfalto, ma quelli finanziari, gestionali e amministrativi, che peseranno sulla città per anni. E non meno grave è l’avvelenamento del clima politico, che ha reso più difficile ogni confronto costruttivo.
Queste sono le vere voragini che Cava dovrà affrontare. E non sarà semplice venirne fuori. La città, però, non può permettersi il lusso di voltarsi dall’altra parte. Perché una comunità che vuole crescere non può continuare a inciampare nelle stesse buche – reali e metaforiche.






