scritto da Redazione Ulisseonline - 28 Febbraio 2026 07:54

Cava de’ Tirreni, Antonio Palumbo: “Niente più alibi, la città deve ritrovare il coraggio di scegliere”

La città vive una crisi profonda, aggravata da anni di amministrazioni inconcludenti e da un’opposizione incapace di incidere. Tra slogan riciclati, assenza di visione e territori dimenticati, Cava de’ Tirreni rischia di restare intrappolata in un’alternanza di poteri che non produce futuro. Serve una partecipazione libera, compatta e autonoma dei cittadini per immaginare una terza via possibile

foto Angelo Tortorella

Riceviamo e pubblichiamo

Eredità pesanti e opposizioni intermittenti: il quadro politico attuale

Siamo per una Cava libera da veti e decisioni assunte altrove e, già solo per questo, in grado di determinare autonomamente il proprio futuro.

A destra come a sinistra assistiamo soltanto a proclami, equilibrismi e metonimie del potere: non ci va di esprimere giudizi personali su chicchessia ma non ci riconosciamo in nessuno dei progetti politici in campo.

Da una parte stanno per schierarsi – molto probabilmente con più di un candidato, che delineerebbe la continuità con l’apparato di potere o di area facente capo al Sindaco uscente – gli eredi di un autentico disastro amministrativo; dall’altra si sono già schierati coloro che, per 5 anni, hanno rappresentato un’opposizione sterile ed inconcludente, che ha funzionato a corrente alternata, senza produrre alcunché. E, mentre la comunità vive uno dei momenti più difficili della sua storia recente, la campagna elettorale per le prossime Amministrative, almeno per ora, si combatte a colpi di slogan ad effetto o vuoti di significato (alcuni tra i quali riesumati dalle brochure dell’assessorato alla cultura dell’era Gravagnuolo).

In un tale scenario elettorale, considerati i principali attori in campo, la “crisi” che Cava de’ Tirreni attraversa pare assumere i connotati che le attribuisce Friedrich von Hayek quando la inquadra come un meccanismo di sopravvivenza dei governi grazie al quale i diversi rappresentanti si alternano al potere (garantendosi, di fatto, la sopravvivenza) nell’assegnare unicamente al popolo dei rappresentati la possibilità di esprimersi “pro” o “contro”.

 

Cava perde residenti e opportunità: il dato che nessuno affronta

Un dato drammatico basterebbe, da solo, a ricordare a tutti la gravità dello stato in cui ci troviamo: in meno di un ventennio abbiamo perso oltre 4.000 residenti e Cava è uscita dal ristretto novero dei Comuni campani superiori ai 50.000 abitanti, con la conseguente perdita di importanti opportunità, ad ogni livello, in termini di finanziamenti ed investimenti.

Ciò che di negativo ha prodotto l’amministrazione Servalli ha determinato problematiche strutturali di cui, tuttavia, nessuno sembra voler parlare (se non accorgersi) e che non potranno certo essere risolte affidandosi a formule roboanti o a motti semplicistici.

 

Frazioni dimenticate: dieci anni senza un progetto vero

Tranne pervasive affissioni di manifesti e aperture di comitati, nulla si prospetta, ad esempio, per le Frazioni – dove alcuni si divertono a passare sporadicamente (con tanto di roll up) per qualche inutile foto di gruppo – sistematicamente derubricate ad appendice o “nota di sottofondo” di tutti i programmi elettorali: qui, in 10 anni e oltre, non è stato messo in cantiere alcun progetto veramente significativo e rigenerante, nonché inquadrato (o inquadrabile) in una complessiva e coerente strategia di rilancio della città.

Niente si dice, sempre a titolo di esempio, sull’area nord del fondovalle metelliano, dove, con il Piano urbanistico del 2020, l’amministrazione uscente ha forse perpetrato il più grave e penalizzante atto nei confronti della comunità cavese, condannando una parte rilevante del territorio comunale (peraltro l’unica non interessata da vincoli paesaggistici) alla permanenza indiscriminata nel vecchio perimetro del Piano consortile, di cui occorre giocoforza rispettare la stringente vincolistica: qui, rispetto al futuro della zona potenzialmente più importante per il rilancio e lo sviluppo di Cava, sembrano evidentemente prevalere, a sinistra come a destra, i silenzi suggeriti dagli “equilibri” che conviene mantenere con i vertici del Consorzio.

 

Serve un’idea di città, non slogan riciclati

Quello che manca, allora, con tutta evidenza, è un’idea di città.

Quali le strategie per farla ripartire e rilanciarne l’immagine? Non è dato saperlo. Quali le idee finalizzate a promuoverne la storia e l’identità ma anche a consentirle di aprirsi ad opportunità e prospettive nuove, ben oltre i limiti di quell’asfittico e stagnante provincialismo che ne ha, di fatto, condizionato le dinamiche, particolarmente negli ultimi anni? Non lo si dice.

 

La responsabilità dei cittadini: oltre il “non c’è alternativa”

Rebus sic stantibus, nel richiamare l’incipit di questo nostro articolo, una cosa sembra certa: le condizioni in cui versa la nostra comunità richiedono un epocale impegno – assunto in autonomia e discontinuità vera – da cui nessun cittadino, a prescindere da convinzioni o posizioni personali e da quel generalizzato fastidio ormai consolidatosi nei confronti della politica, deve sentirsi o ritenersi escluso.

Sono soltanto gli elettori, infatti, che potrebbero, attraverso una partecipazione compatta, libera e non condizionata, sottrarre Cava de’ Tirreni a quello che sembrerebbe l’ineluttabile perpetrarsi di scenari politici già ampiamente sperimentati: rispondere alle parole che soleva ripetere la signora Thatcher, «there is no alternative», con quelle di Shimon Peres, «quando ci si presentano soltanto due alternative occorre cercarne una terza, a cui non abbiamo pensato e che forse nemmeno esiste».

  Antonio Palumbo

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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