Indagine SWG sul dopo Parigi: per gli italiani più controlli e niente guerra in Siria

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Rabbia. Voglia di reagire. Paura. Ma anche tristezza e pessimismo.

La sensazione d’inadeguatezza e incapacità dei capi del mondo, accompagnata dal sospetto che non abbiano capito la portata di quanto stava accadendo in una parte del mondo islamico.

Sono questi alcuni dei sentimenti provati dagli italiani dopo gli attentati di venerdì 13 novembre a Parigi. A dirlo sono gli analisti dell’istituto demoscopico SWG nella rilevazione speciale compiuta questa settimana e dal titolo inequivocabile “Je suis Paris”.

Alla prima domanda, ovvero cosa si prova pensando agli attentati di Parigi, il 25% degli intervistati ha risposto di provare rabbia, il 16% invece ha voglia di reagire mentre al 15% vi è sia chi avverte paura che quanti provano tristezza. Un 12% degli intervistati, invece, ha risposto di provare disgusto.

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Ad una seconda domanda, ovvero se si ritiene che in Italia ci sia il rischio di attentati terroristici, il 77% lo ritiene elevato, per la precisione il 56% elevato e il 22% molto elevato. In altre parole, quasi la totalità degli italiani, si aspetta degli attentati terroristici sul suolo del nostro Paese.

Il 15%, invece, il rischio lo ritiene basso, il 2% del tutto inesistente, mentre il 6% non sa rispondere alla domanda.

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Una successiva domanda, inoltre, è stata posta sulla politica portata avanti per contrastare l’ISIS. Il 49% degli intervistati apprezza la politica interventistica del leader russo Vladimir Putin, mentre sono una minoranza, quantunque consistente, ovvero il 32%, quanti apprezzano la politica del presidente statunitense Barack Obama.

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Molto interessante è la quarta domanda, concernente le linee di azioni da tenere rispetto al fenomeno del terrorismo islamico.

Il 57% degli italiani, in pratica ben oltre la metà, ritiene che occorre agire con severità nei confronti del terrorismo e aiutare i musulmani moderati. E’ questa una posizione che trova i maggiori sostenitori nell’elettorato di centrosinistra (77%) e in quello di sinistra (70), ma ha un largo seguito perfino nell’elettorato di destra (48%), di centrodestra (50%) e di  centro (54%).

Il 25% degli intervistati, quindi un quarto di essi, ritiene invece che bisogna agire con severità nei confronti del mondo dell’Islam.  Una posizione largamente condivisa, ma non in modo maggioritario, nell’elettorato di destra (43%), di centrodestra (37%) e di centro (35%).

Il 51% degli italiani, però, lamenta il fatto che le organizzazioni musulmane non prendono le dovute distanze dagli attacchi terroristici.

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Una successiva domanda, invece, concerne le strategie ritenute più efficaci per combattere il terrorismo. Alla domanda potevano essere date 3 risposte.

Per quasi la metà degli intervistati, il 46%, occorre effettuare un controllo assiduo su tutte le comunità musulmane in Italia, mentre per il 40% bisogna mettere sotto controllo chi proviene dai paesi dove è presente l’Isis, per il 33% bisogna consentire alle forze dell’ordine un maggiore controllo delle persone, riducendo persino il livello dei diritti alla privacy, per il 29% occorre invece chiudere le frontiere agli immigrati musulmani e così via.

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La penultima domanda, invece, riguarda l’eventualità di entrare in guerra per combattere le milizie dell’Isis. Il 52% degli intervistati è contrario ad un intervento italiano armato  in Siria, mentre il 24% è favorevole a sporcarsi, come si dice in questo caso, gli scarponi, in pratica mandare i nostri soldati in terra siriana. Un altro 24% degli intervistati non sa rispondere.

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L’ultima domanda è incentrata sulla paura che personaggi come il Papa e il Presidente della Repubblica hanno espresso, ovvero di un nuovo, per la precisione di un possibile Terzo conflitto mondiale.

Ebbene il 75% degli intervistati è convinto che questa eventualità esista per davvero. In dettaglio, il 50% ritiene che il rischio di una nuova guerra mondiale sia abbastanza elevato, mentre il 25% lo ritiene molto elevato.

Una minoranza, il 16% ritiene questa estrema eventualità molto poco reale, e un esiguo 4% addirittura per niente probabile.

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In conclusione, alla rabbia degli italiani per i fatti di Parigi, si unisce la preoccupazione che anche nel nostro Paese possano esserci degli attacchi terroristici, da qui la necessità di una politica più severa nei confronti dei terroristi ma anche di aiuto nei riguardi dei musulmani moderati. In ogni caso, gli italiani chiedono più controlli e maggiore assiduità soprattutto per quelli nei riguardi delle comunità musulmane presenti in Italia.

In ultimo, pur apprezzando la politica interventista di Putin, gli italiani non sono affatto dell’opinione di impegnare le nostre forze armate in un conflitto in Siria. In altre parole, la guerra la facciano gli altri. Anche per noi.

“Se i venti di guerra si fanno sentire –rilevano infatti gli analisti di SWG- gli italiani mantengono, in maggioranza, un profilo pacifista e si dicono contrari, per ora, a un intervento armato contro l’Isis in Siria”.

“Gli attentati di Parigi –continuano- hanno messo in luce gli errori delle guerre passate, la mancanza di una visione equa e mondialista nel modello di sviluppo globale, ma hanno anche evidenziato la fallacia di chi ha pensato di potersi occupare solo dei propri interessi particolari e ignorare quanto accadeva in alcune parti del mondo”.

“Il mondo, però –concludono- è qui… e ce lo ricorda”.

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