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Frammenti

Un delitto che interroga tutti

Il 15enne che ha ucciso Bakari Sako ha confessato, mentre il gruppo continua a negare responsabilità. Un’aggressione feroce e immotivata che apre domande profonde sul fallimento educativo e culturale

Il 15enne accusato di aver ucciso a Taranto il bracciante maliano Bakari Sako, 35 anni, ha confessato le coltellate, dicendosi «profondamente dispiaciuto» e sostenendo di aver agito per difendere gli amici. Lui e gli altri tre minorenni coinvolti, tutti tra i 15 e i 16 anni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo le indagini, il gruppo avrebbe aggredito Sako senza un motivo preciso, mentre andava al lavoro in bicicletta. Le telecamere mostrano l’accerchiamento, il pestaggio e infine le coltellate all’addome. Sono coinvolti anche due maggiorenni, accusati di aver partecipato all’aggressione. Uno di loro, ripreso mentre fuma accanto al corpo agonizzante del bracciante, è stato definito dal gip «più bestiale che umano», con una «personalità incline alla violenza gratuita». Alcuni ragazzi, mentre Sako moriva a terra, continuavano a fumare e parlare come se nulla fosse. Di fronte a una violenza così immotivata e crudele, non possiamo evitare le domande: dove abbiamo sbagliato? In cosa stiamo ancora fallendo? Come si contrasta una simile deriva? Non è solo un problema di pene, ma il segno di una disfatta culturale ed educativa che richiede un intervento urgente.

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Foto di Pasquale Petrillo

Pasquale Petrillo

Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore…

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