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L’Europa davanti alla crisi iraniana

La chiusura dello Stretto di Hormuz e il conflitto con l’Iran coinvolgono direttamente anche l’Europa. Dire no agli Stati Uniti non basta: servono scelte per proteggere interessi ed equilibrio energetico

Per riaprire lo Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran, Trump ha chiesto l’intervento dei Paesi della Nato. La risposta è stata negativa, e non senza motivi: gli alleati non erano stati informati né tantomeno coinvolti nelle decisioni che hanno portato all’attuale conflitto. Inoltre, il rapporto teso costruito negli anni da Trump con gli europei non facilita certo la collaborazione. Detto questo, alcune considerazioni restano inevitabili. La chiusura di Hormuz comporta un aumento dei costi energetici per tutto l’Occidente. E l’Iran continua a essere un regime oppressivo, guidato da una teocrazia che reprime il proprio popolo e sostiene il terrorismo internazionale. La domanda, allora, è semplice: la guerra contro l’Iran riguarda anche l’Europa? Purtroppo sì. E se è legittimo dire no alla richiesta americana, i Paesi europei devono comunque interrogarsi su come limitare i danni. Lavarsene le mani non è una strategia.

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Foto di Pasquale Petrillo

Pasquale Petrillo

Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore…

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