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L’eredità politica di Bossi

Umberto Bossi è morto a 84 anni, lasciando un segno profondo ma controverso nella politica italiana. Il suo populismo territoriale ha prodotto la Lega, ma oggi il suo lascito appare lontano dall’identità attuale del partito

È morto Umberto Bossi, aveva 84 anni. Non fu uno statista, ma lascia comunque un’impronta significativa nella storia politica italiana. Fondatore della Lega Nord, fu il primo a dare una forma compiuta al populismo nazionale. Costruì un immaginario fatto di simboli, rituali e slogan. Da «Roma ladrona» al Senatùr, da Pontida al rito dell’ampolla del «dio Po». Non si limitò a interpretare la protesta del Nord produttivo, ma la organizzò e la trasformò in un linguaggio politico di massa. Inventò la Padania, un popolo e un’identità alternativa, facendo dell’attacco all’unità nazionale il suo cavallo di battaglia, insieme alla favola della secessione. Fu un visionario confuso e antisistema. Da anni, però, tutto questo armamentario bossiano è solo un ricordo sbiadito. La Lega di oggi, quella di Salvini, è una destra sovranista e reazionaria, pur con amministratori eccellenti come Zaia, Fedriga e altri. Tirando le somme, l’eredità politica di Bossi appare oggi molto ridotta rispetto a ciò che la Lega rappresenta nello scenario nazionale.

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Foto di Pasquale Petrillo

Pasquale Petrillo

Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore…

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