Tensione fra magistratura e governo
All’inaugurazione ieri dell’anno giudiziario 2026 esplode il confronto tra magistratura e governo sulla riforma della giustizia. Preoccupazioni, accuse e appelli al dialogo segnano una giornata ad alta tensione istituzionale
All’apertura ieri dell’anno giudiziario 2026, i vertici della magistratura hanno espresso forte preoccupazione per la riforma che sarà sottoposta a referendum, temendo un indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione. Il ministro Carlo Nordio ha replicato con toni duri, definendo “blasfeme” alcune critiche e respingendo l’idea che la riforma sottometta la magistratura all’esecutivo, pur aprendo al dialogo dopo il referendum. Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ha richiamato tutti alla responsabilità, avvertendo che la delegittimazione reciproca mina la fiducia dei cittadini. Ed è proprio questa la questione più grave: la crescente sfiducia verso le istituzioni politiche e la magistratura. Il referendum, con ogni probabilità, non basterà a sanare questa frattura; rischia anzi di essere solo un’ulteriore tappa di uno scontro che, dopo decenni, non si è ancora esaurito. E sarebbe davvero il momento di chiuderlo.





