Occidente in frantumi
Le tensioni nello Stretto di Hormuz acuiscono lo scontro tra Stati Uniti e alleati europei, incapaci di una linea comune. L’Iran rafforza il controllo sul passaggio strategico mentre il conflitto lascia un quadro geopolitico sempre più instabile
L’escalation nello Stretto di Hormuz accende un nuovo duro attacco del presidente statunitense Donald Trump agli alleati occidentali. Con Teheran che blocca il passaggio e minaccia pedaggi per le navi, Trump accusa Paesi come il Regno Unito di non aver sostenuto gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. E così li invita provocatoriamente a “andare a prendersi da soli il petrolio”. Critiche anche alla Francia, accusata di aver negato il sorvolo ai voli militari diretti in Israele. Nel frattempo, il parlamento iraniano porta avanti un piano in otto punti che introduce pedaggi e il divieto di transito per le navi statunitensi e israeliane. In altre parole, il regime religioso di Teheran punta a rafforzare il controllo sullo Stretto. Il quadro che emerge è quello di un Occidente diviso. Privo di una strategia comune e ormai in aperto contrasto interno. Nel frattempo, l’Iran – pur colpito duramente – continua a resistere e a mantenere in piedi un regime repressivo, sanguinario e pericoloso per gli equilibri dell’area mediorientale. Il bilancio complessivo del conflitto appare dunque avvilente, se non disastroso. Per gli equilibri internazionali. E i nostri interessi.





