Imam liberato a Torino
La Corte d’Appello di Torino ha disposto la liberazione dell’imam Mohamed Shahin, bloccando l’espulsione voluta dal Viminale. La decisione ha provocato la dura reazione della premier Giorgia Meloni
La Corte d’Appello di Torino ha ordinato la cessazione del trattenimento dell’imam Mohamed Shahin, detenuto nel Cpr di Caltanissetta in attesa di rimpatrio in Egitto. Il provvedimento di espulsione, firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è stato sospeso. I giudici non hanno ravvisato una concreta e attuale pericolosità per la sicurezza pubblica. Secondo la Corte, Shahin è incensurato, vive in Italia da circa vent’anni e non risulta coinvolto in procedimenti penali. La premier Meloni ha espresso forte irritazione, criticando l’intervento della magistratura che, a suo avviso, indebolirebbe le politiche di sicurezza. Il caso ha acceso il dibattito politico. Il vescovo di Pinerolo Derio Olivero ha difeso l’imam Mohamed Shahin, richiamando la libertà di opinione. Rispettiamo la decisione dei giudici. Tuttavia, le perplessità permangono. Difficile dar torto al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi quando sostiene che «parliamo di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di ‘resistenza’, negandone la violenza. Che, dalle mie parti, significa giustificare, se non istigare, il terrorismo». E per quanto riguarda il vescovo di Pinerolo c’è da osservare che le opinioni espresse dall’imam sono le stesse alla base delle stragi di cristiani da parte di terroristi islamici in diversi paesi musulmani. L’impressione è che noi italiani garantiamo la libertà più di quanto molti personaggi meriterebbero. Nell’auspicio di non pagarne le conseguenze.





