Troppo rumore dentro, troppo silenzio intorno
Forse la rivoluzione più urgente non è parlare di più, ma imparare a tacere meglio. Spegnere per ascoltare. Fermarsi per capire. Restare per non scappare
Non siamo mai stati così connessi. Eppure, raramente siamo stati così soli.
Apri una qualsiasi piattaforma, da Instagram a TikTok, e verrai travolto da parole, opinioni, indignazioni, tutorial su come diventare felice in tre mosse e perfetto in cinque. È un frastuono continuo. Ma prova a spegnere tutto. Chiudi lo schermo. Sfila le cuffie. Resta fermo. Ti accorgerai che il vero rumore non era fuori. Era dentro.
Il paradosso del nostro tempo è questo: abbiamo moltiplicato le voci, ma ridotto le conversazioni. Abbiamo amplificato l’espressione, ma impoverito l’ascolto. Siamo diventati abilissimi a raccontarci, molto meno a capirci.
C’è un silenzio che spaventa più del chiasso: quello delle relazioni superficiali, delle presenze distratte, delle amicizie fatte di reaction e non di sguardi. Nei corridoi delle scuole, nei bar del sabato sera, persino a tavola in famiglia, spesso regna un silenzio emotivo. Si parla, ma non ci si dice. Si commenta, ma non ci si confida.
E allora il rumore cresce. Cresce dentro. Ansia, confronto continuo, bisogno di approvazione. Il filosofo Byung-Chul Han parla di una “società della stanchezza”: non siamo oppressi da un tiranno esterno, ma dalla pressione di dover essere sempre performanti, interessanti, all’altezza. Il rumore è diventato un obbligo.
Ma forse il problema non è il rumore in sé. È l’assenza di silenzi veri. Non il silenzio dell’indifferenza, ma quello dell’ascolto. Non il silenzio che esclude, ma quello che accoglie.
Ci hanno insegnato a riempire ogni vuoto. E se invece il vuoto fosse uno spazio? Uno spazio dove finalmente possiamo sentire cosa desideriamo davvero, oltre ciò che l’algoritmo suggerisce? Il silenzio non è mancanza di suono. È possibilità di senso.
Forse la rivoluzione più urgente non è parlare di più, ma imparare a tacere meglio. Spegnere per ascoltare. Fermarsi per capire. Restare per non scappare.
Perché finché il mondo intorno tace davvero, ma noi continuiamo a urlare dentro, non saremo mai liberi. La domanda allora non è quanto rumore c’è fuori.
E abbiamo ancora il coraggio di restare in silenzio con noi stessi?







