scritto da Gennaro Pierri - 14 Febbraio 2026 09:25

Troppo rumore dentro, troppo silenzio intorno

Forse la rivoluzione più urgente non è parlare di più, ma imparare a tacere meglio. Spegnere per ascoltare. Fermarsi per capire. Restare per non scappare

donna silenzio

Non siamo mai stati così connessi. Eppure, raramente siamo stati così soli.

Apri una qualsiasi piattaforma, da Instagram a TikTok, e verrai travolto da parole, opinioni, indignazioni, tutorial su come diventare felice in tre mosse e perfetto in cinque. È un frastuono continuo. Ma prova a spegnere tutto. Chiudi lo schermo. Sfila le cuffie. Resta fermo. Ti accorgerai che il vero rumore non era fuori. Era dentro.

Il paradosso del nostro tempo è questo: abbiamo moltiplicato le voci, ma ridotto le conversazioni. Abbiamo amplificato l’espressione, ma impoverito l’ascolto. Siamo diventati abilissimi a raccontarci, molto meno a capirci.

C’è un silenzio che spaventa più del chiasso: quello delle relazioni superficiali, delle presenze distratte, delle amicizie fatte di reaction e non di sguardi. Nei corridoi delle scuole, nei bar del sabato sera, persino a tavola in famiglia, spesso regna un silenzio emotivo. Si parla, ma non ci si dice. Si commenta, ma non ci si confida.

E allora il rumore cresce. Cresce dentro. Ansia, confronto continuo, bisogno di approvazione. Il filosofo Byung-Chul Han parla di una “società della stanchezza”: non siamo oppressi da un tiranno esterno, ma dalla pressione di dover essere sempre performanti, interessanti, all’altezza. Il rumore è diventato un obbligo.

Ma forse il problema non è il rumore in sé. È l’assenza di silenzi veri. Non il silenzio dell’indifferenza, ma quello dell’ascolto. Non il silenzio che esclude, ma quello che accoglie.

Ci hanno insegnato a riempire ogni vuoto. E se invece il vuoto fosse uno spazio? Uno spazio dove finalmente possiamo sentire cosa desideriamo davvero, oltre ciò che l’algoritmo suggerisce? Il silenzio non è mancanza di suono. È possibilità di senso.

Forse la rivoluzione più urgente non è parlare di più, ma imparare a tacere meglio. Spegnere per ascoltare. Fermarsi per capire. Restare per non scappare.

Perché finché il mondo intorno tace davvero, ma noi continuiamo a urlare dentro, non saremo mai liberi. La domanda allora non è quanto rumore c’è fuori.

E abbiamo ancora il coraggio di restare in silenzio con noi stessi?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.