scritto da Gennaro Pierri - 04 Aprile 2026 11:14

Sabato Santo: il giorno che cancelliamo (perché ci somiglia troppo)

Non è Venerdì, non è Pasqua. È terra di mezzo. La differenza è che noi non ci restiamo. Scappiamo. Riempire è diventata la nostra religione: notifiche, video, parole, rumore. Tutto pur di non stare in un tempo che non dà risposte. Il Sabato Santo, invece, è un esercizio brutale: restare

Un tempo il Sabato Santo si faceva sentire. Si sparava la “gloria” già al mattino: botti secchi, campane sciolte, un anticipo rumoroso della Pasqua. Un errore liturgico? Forse. Ma soprattutto un sintomo: l’attesa ci pesa, il silenzio ci mette a disagio. Oggi quel giorno non lo spariamo più. Lo ignoriamo. Scorre tra una spesa e un messaggio, tra una storia su Instagram e un pranzo da organizzare.

Non è festa, non è dolore: è un vuoto che riempiamo senza nemmeno accorgercene.

Eppure il Sabato Santo è spietato nella sua chiarezza: Dio non interviene. Cristo è morto e basta. Nessun miracolo in diretta, nessuna soluzione immediata. Solo una domanda sospesa: e adesso?

Questo “e adesso” è il punto. Perché è esattamente il punto in cui viviamo anche noi: quando una relazione si rompe e non sai se ricucire o lasciar perdere; quando studi e non vedi il futuro; quando credi, ma senza entusiasmo. Non è Venerdì, non è Pasqua. È terra di mezzo. La differenza è che noi non ci restiamo. Scappiamo. Riempire è diventata la nostra religione: notifiche, video, parole, rumore. Tutto pur di non stare in un tempo che non dà risposte. Il Sabato Santo, invece, è un esercizio brutale: restare. Restare senza spiegazioni, senza scorciatoie, senza anestesia. Non è passività, è resistenza. È lì che capisci se la tua vita regge anche senza effetti speciali.

E allora la domanda cambia: non “cos’è il Sabato Santo oggi”, ma “perché lo evitiamo così bene?”.
Forse perché ci costringe a guardarci senza distrazioni. E non sempre quello che vediamo ci piace.

Se è così, il problema non è che abbiamo perso il Sabato Santo. È che abbiamo perso il coraggio di viverlo fino in fondo. E senza vivercelo bene, diciamolo chiaramente, ogni Pasqua rischia di essere solo rumore.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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