scritto da Tina Contaldo - 04 Aprile 2026 07:19

La scrittura: breviario per le persone in cerca di se stesse e del mondo ideale

Ma a questo punto, usando una parafrasi gramsciana sull’indifferenza, vorrei sollevare un interrogativo: perché ciò che facciamo, nel nostro caso leggiamo, deve essere utile al nostro individuale benessere immediato e non una forma di riflessione?

Pensare alla scrittura oggi sta assumendo sempre più apici tersi. Con i social la scrittura è divenuta un modo di attaccare gli altri o sentirsi parte di una community ma poco la scrittura, ormai, ha a che fare con una comprensione reale del mondo e di se stessi.

La scrittura parte tuttavia dalla lettura assidua e costante che ci possa aprire la mente a nuove opzioni, nuovi mondi e nuove ideologie. Chi legge tanto assume altresì un atteggiamento che è per sua natura concreto e metodico, per trovare in sé delle soluzioni non solo alle problematiche che si presentano nel quotidiano, ma anche soluzioni ai problemi collettivi caratterizzanti la società odierna e ci permetta di trovare soluzioni per il futuro. Ben diverso è il ruolo di chi scrive e del messaggio che vuole mediare, ma questo lo analizzeremo tra poco.

Bisogna prima di tutto fare una distinzione tra fiction e non fiction. La fiction si riferisce a elementi di finzione o ispirati alla realtà sotto forma di romanzo. La non fiction sarebbe la saggistica, trattati più o meno brevi su fatti realmente accaduti. Quello che distingue i due è il veicolare un’atmosfera nel caso dei primi o spiegare, basandosi su fonti attendibili, eventi accaduti nel lontano o vicino passato. Queste due forme di avvicinamento alla realtà, permette a chi scrive di sospendere il giudizio, nel caso del romanzo e approfondire in modo dettagliato un argomento per noi interessante, nel caso della saggistica. E su questo siamo tutti in accordo.

Vorrei concentrarmi però sui romanzi e sul loro potenziale, e oltre al romanzo anche sul diario personale e come queste forme di scrittura siano in realtà, secondo la mia modesta opinione, di tipo formativo, addirittura baluardo di un uomo nuovo, di una realtà nuova, per quanto più o meno datati.

C’è un principio alla base di queste due forme di scrittura: la leva che porta avanti i personaggi o, nel caso del diario, della persona che scrive. Questo principio geniale è ciò in cui su rivede il lettore, simpatizzando o provando repulsione nei confronti di alcuni personaggi o di alcuni loro tratti. Certo, il diario non sarebbe una lettura semplice per che non è un lettore forte ma l’esperienza diretta sui fatti assume di conseguenza una reale controversione cardiaca: il ritmo della nostra anima rallenta, il respiro si fa dolce, i movimenti del nostro corpo sono sinuosi durante tutto il periodo della lettura, e sembra essere così anche nel romanzo. Così come probabilmente è leggere una sceneggiatura piuttosto che vederla proiettata al cinema con personaggi che guarda caso non rispecchiano sempre l’immagine e l’ideale che ci siamo creati durante la lettura. Così per iniziare a vivere abbiamo bisogno di un’operazione chirurgica sulle emozioni, sul carattere di chi diventa il più detestabile o il più ammirevole dei personaggi. In alcuni casi a fare da introduzione ai personaggi è l’ambientazione, e così si può intuire che natura e uomo sono strettamente connessi tanto da influenzarsi vicendevolmente. Quante volte abbiamo pensato di vivere intensamente un fenomeno atmosferico, ad esempio?

Ma a questo punto, usando una parafrasi gramsciana sull’indifferenza, vorrei sollevare un interrogativo: perché ciò che facciamo, nel nostro caso leggiamo, deve essere utile al nostro individuale benessere immediato e non una forma di riflessione? Perché quando critichiamo un libro siamo tanto presi dalla forma e non dall’universo emotivo che può e deve farci riflettere su un nuovo modo di vedere la realtà?

Da guaribile romantica quale sono, detesto dire che leggere non serva a nulla ma ormai anche la scrittura è divenuta uno sfogo infinito verso i nostri complessi e le nostre velleità.

Invito prima di tutto i lettori a diventare lettori onnivori e lasciarsi trasportare dalla moltitudine che è sempre arricchimento e gli scrittori a posare lo sguardo sul loro ideale di vita e cercare di essere quanto più aderenti ai loro valori, quindi non accattivare ma trasformare.

Laureata in Comunicazione Internazionale con una tesi su l’Antigone di Judith Butler, ha proseguito gli studi con un master in Europrogettazione e Internazionalizzazione delle imprese. Parla inglese, francese, greco e italiano e ha una forte passione per la scrittura che la caratterizza sin da bambina quando scriveva sceneggiature e racconti emozionanti e creativi. Fotografa e pittrice. Scrive poesie prendendo ispirazione dall’attualità soprattutto concentrandosi sul rapporto uomo/donna e sui fenomeni di migrazione volontaria o meno. Vive a Cava de' Tirreni ed è parte della Filellenica.

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