scritto da Gennaro Pierri - 18 Febbraio 2026 09:47

Ceneri e pelle: il digiuno che non ti aspetti

Il paradosso è che viviamo nell’epoca del contatto permanente e dell’intimità rarefatta. Ci sfioriamo ovunque e non ci tocchiamo quasi mai. La cenere sulla fronte, allora, diventa un gesto controcorrente: ti ricorda che il tuo corpo è destinato a dissolversi, ma proprio per questo è sacro adesso

quaresima gesù nel deserto

C’è un momento, il Mercoledì delle Ceneri, in cui qualcuno ti sporca la fronte e ti ricorda che sei polvere. Non è un’offesa. È un promemoria. Sei fragile, sei finito, sei vivo adesso. E proprio per questo puoi scegliere.

Per molti è solo l’inizio della Quaresima: rinunce, fioretti, qualche cioccolatino in meno. Ma se fosse molto di più? Se il vero digiuno non riguardasse il cibo, ma quella fame che ti divora lo stomaco quando il telefono non vibra, quando nessuno ti sfiora, quando la notte è più lunga del solito?

Abbiamo imparato a riconoscere la fame di pane. Meno quella di pelle. Fame di essere toccati non solo fisicamente, ma esistenzialmente, di essere desiderati, guardati senza filtri. È una fame che non si placa con una pizza a mezzanotte. Anzi, a volte cresce proprio mentre il frigo è pieno.

Il paradosso è che viviamo nell’epoca del contatto permanente e dell’intimità rarefatta. Ci sfioriamo ovunque e non ci tocchiamo quasi mai. La cenere sulla fronte, allora, diventa un gesto controcorrente: ti ricorda che il tuo corpo è destinato a dissolversi, ma proprio per questo è sacro adesso. Non merce, non vetrina, non campo di battaglia per conferme veloci.

Il digiuno quaresimale ha senso solo se smaschera le dipendenze. Non solo da zuccheri o carboidrati, ma dagli sguardi che mendichiamo. Rinunciare può diventare un atto di libertà: non per mortificare il desiderio, ma per purificarlo. Per capire se quella fame di pelle è bisogno di amore o paura di restare soli.

Forse il punto non è smettere di desiderare. È imparare a dare un nome a ciò che desideriamo davvero. Intimità o anestesia? Presenza o distrazione? La cenere ci mette davanti allo specchio senza trucco: sei polvere, sì. Ma sei anche capace di amare senza consumare.

E allora la domanda è scomoda: di cosa hai veramente fame? Se oggi qualcuno ti segna la fronte con un po’ di cenere, cosa dovresti lasciar andare per tornare a sentire il tuo cuore battere senza elemosinare carezze?

La Quaresima dura quaranta giorni. La tua fame, forse, dura da anni.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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