scritto da Redazione Ulisseonline - 05 Febbraio 2026 07:59

Indagine SWG: un campo largo senza bussola, un web da regolare, un ambiente da ripensare

Un centrosinistra percepito come ideologico e poco concreto, una forte domanda di regole nello spazio digitale e un consenso ambientale fragile ma in crescita sulle scelte europee contro il packaging monodose. L’ultima indagine SWG (26 gennaio – 1 febbraio 2026) restituisce l’immagine di un Paese attraversato da aspettative alte, ma anche da contraddizioni profonde: tra valori dichiarati e priorità reali, tra bisogno di sicurezza e timori per la libertà, tra sensibilità ambientale e abitudini consolidate di consumo

Un centrosinistra ricco di potenziale, povero di chiarezza

Con le elezioni politiche all’orizzonte, il campo del centrosinistra appare ampio nei numeri ma fragile nella direzione. La critica più netta non arriva soltanto dall’elettorato generale, bensì dalla sua stessa base: tre elettori su quattro ritengono che lo schieramento dovrebbe essere meno ideologico e più pragmatico, mentre una larga maggioranza segnala uno scostamento dai valori originari e una mancanza di visione chiara per il futuro del Paese.

Il dato più politico è forse questo: solo una minoranza degli elettori di centrosinistra ritiene che oggi esista una visione definita di come dovrebbe diventare l’Italia nei prossimi anni. Un vuoto che pesa, soprattutto in una fase segnata da incertezza economica e trasformazioni sociali accelerate.

 

Valori riconosciuti e valori desiderati: lo scarto che conta

Quando si chiede quali siano i valori che oggi identificano maggiormente il centrosinistra, emergono soprattutto la difesa dei diritti civili, la giustizia sociale e la lotta alle disuguaglianze. Ma quando la domanda si sposta su ciò che gli elettori vorrebbero fosse promosso con più forza, il quadro cambia sensibilmente.

In cima alle priorità compaiono la tutela del lavoro, la difesa dell’ambiente e la legalità. Proprio qui si apre lo scarto più rilevante: il lavoro è percepito come sottovalutato rispetto alla sua centralità per la base elettorale, mentre l’ambiente resta un valore condiviso ma non pienamente capitalizzato sul piano politico. Il messaggio è chiaro: senza una piattaforma che tenga insieme diritti, sicurezza sociale e prospettiva economica, il patrimonio valoriale rischia di restare astratto.

 

Leadership e perimetro: un’area ancora incerta

Anche sul piano organizzativo il centrosinistra mostra linee sfumate. Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra sono le uniche forze pienamente riconosciute come parte integrante dell’area. Sul Movimento 5 Stelle, invece, quattro elettori su dieci nutrono dubbi sulla sua appartenenza al campo progressista.

Quanto alla leadership, nessuna opzione prevale nettamente: le primarie di coalizione e la regola del “chi prende un voto in più esprime il leader” risultano leggermente preferite, ma senza un mandato chiaro. Il campo largo esiste nei numeri potenziali, meno nella percezione di un progetto condiviso.

Anonimato online: più regole, ma non a qualsiasi prezzo

Se la politica fatica a dare risposte, sul fronte digitale l’opinione pubblica appare sorprendentemente compatta nel chiedere più regole. Due terzi degli italiani si dichiarano favorevoli a una maggiore trasparenza degli algoritmi dei social media e a una responsabilità diretta dei CEO per ciò che accade sulle loro piattaforme.

Anche il superamento dell’anonimato online, attraverso l’uso di un’identità digitale univoca, raccoglie un consenso ampio: quasi due italiani su tre si dicono favorevoli in linea di principio. L’anonimato è sempre più percepito come una zona grigia che facilita abusi, frodi e comportamenti aggressivi.

 

Identità digitale come filtro selettivo

Il consenso, però, non è uniforme. L’obbligo di identificazione è fortemente sostenuto per ambiti percepiti come ad alto rischio: gioco d’azzardo, siti per adulti e, in misura minore, social network. Al contrario, l’appoggio cala quando si parla di e-commerce e piattaforme di streaming, dove prevale la resistenza a ulteriori barriere di accesso.

I benefici attesi sono chiari: tutela dei minori, maggiore sicurezza, riduzione delle fake news e dei comportamenti aggressivi. Ma il rovescio della medaglia pesa: circa la metà degli italiani teme un impatto negativo su privacy e libertà individuali. La fiducia nella gestione dei dati, inoltre, divide nettamente il Paese e cresce solo tra i cittadini con un livello di istruzione più elevato.

Il risultato è un equilibrio delicato: forte domanda di protezione e legalità, accompagnata da un altrettanto forte bisogno di garanzie.

Packaging monodose: consenso ambientale fragile e informazione carente

Le confezioni monodose rappresentano un caso emblematico di come la sensibilità ambientale italiana sia spesso selettiva. Oggi sono percepite soprattutto come una soluzione pratica, igienica e utile per controllare le quantità, in particolare dalle generazioni più anziane. Il loro impatto ambientale, però, è largamente sottovalutato.

Meno del 10% degli italiani considera le monodosi una priorità tra i problemi ambientali. Eppure, quando viene ricordato che plastica monouso e monodose rappresentano circa la metà dei rifiuti plastici in ambiente marino, un italiano su due si dichiara sorpreso. Un dato che segnala un evidente gap informativo.

 

Le regole UE dividono, ma non spaccano

La nuova regolamentazione europea sugli imballaggi (PPWR), che prevede una drastica riduzione delle monodosi entro il 2030, è conosciuta in modo approfondito solo da una minoranza. Nonostante ciò, il consenso complessivo si aggira intorno al 50%, con maggiore favore per l’eliminazione delle monodosi nei prodotti per l’igiene personale rispetto a quelli alimentari.

Tra i favorevoli prevale l’idea che si tratti di un segnale concreto di responsabilità ambientale e di un passaggio necessario per ridurre rifiuti evitabili. Tra i contrari, invece, domina il timore di un intervento simbolico, che rischia di scaricare costi e rinunce sui consumatori senza reali benefici sistemici.

Il dato politico e culturale è netto: l’adesione esiste, ma è fragile. Senza soluzioni percepite come migliorative e senza una comunicazione più efficace sull’impatto ambientale reale, il consenso resta selettivo e reversibile.

Un Paese in cerca di direzione

Nel loro insieme, questi dati raccontano un’Italia che chiede più concretezza alla politica, più regole nel digitale e più coerenza nelle scelte ambientali. Il filo rosso è la stessa domanda di fondo: protezione, chiarezza, affidabilità.

Il centrosinistra ha davanti a sé un potenziale elettorale ampio, ma deve colmare lo scarto tra valori proclamati e priorità sentite. Sul web, i cittadini accettano limitazioni solo se accompagnate da garanzie solide. Sull’ambiente, infine, il consenso cresce quando l’impatto è compreso e le alternative sono credibili.

Tre ambiti diversi, un’unica lezione: senza una visione chiara e condivisa, anche le scelte più giuste rischiano di restare deboli. (fonte SWG)

 

Clicca qui per leggere la versione integrale e originale dell’indagine SWG Radar

 

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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