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Fisco più chiaro e flessibile: nuove regole, meno rigidità, controlli mirati

Il decreto “Omnibus” ridisegna tempi, criteri e limiti dei controlli fiscali, ampliando la detrazione Iva e introducendo rate fino a cinque anni. Più certezza per imprese e contribuenti, mentre resta severo il trattamento delle operazioni considerate ad alto rischio fiscale

Fisco più chiaro e flessibile: nuove regole, meno rigidità, controlli mirati
foto Angelo Tortorella

Fisco, le nuove regole che cambiano il rapporto tra imprese e Stato

Il decreto legislativo 148/2026, il correttivo fiscale “Omnibus”, ridisegna alcuni snodi chiave del sistema tributario con un obiettivo chiaro: più certezza, meno rigidità, controlli più mirati. Le cinque misure introdotte toccano Iva, adempimento collaborativo, accertamenti sui costi pluriennali, antieconomicità e partecipazioni in Paesi a fiscalità privilegiata, delineando un quadro più lineare per imprese e contribuenti.

La novità più ampia riguarda la detrazione Iva. Una fattura non registrata nell’anno di ricezione potrà essere recuperata entro la dichiarazione del secondo anno successivo. Questo evita che ritardi amministrativi trasformino un credito legittimo in un costo definitivo, riducendo uno dei rischi più frequenti nella gestione quotidiana delle imprese.

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Sul fronte dell’adempimento collaborativo, arriva la possibilità di pagare le somme dovute fino a 20 rate trimestrali. Cinque anni di tempo per distribuire il debito, senza riduzioni dell’importo, ma con un impatto molto più sostenibile sulla liquidità aziendale. Una scelta coerente con la logica del confronto preventivo tra contribuente e amministrazione.

Gli accertamenti sui costi pluriennali vengono finalmente incardinati in un criterio temporale definito: il controllo dovrà riferirsi alla dichiarazione in cui la quota del costo è stata dedotta per la prima volta. Si riduce così l’incertezza che, per anni, ha lasciato aperte posizioni fiscali legate a investimenti datati, con effetti su bilanci, documentazione e pianificazione.

Un passo significativo riguarda l’antieconomicità. Il semplice scostamento dal valore di mercato non potrà più essere usato come prova autonoma di irregolarità. Il Fisco dovrà dimostrare elementi ulteriori, riconoscendo che le scelte imprenditoriali possono essere legittime anche quando non coincidono con la convenienza immediata.

Infine, per le partecipazioni “black list” viene introdotto un affrancamento con imposta sostitutiva del 36%. Una misura severa, ma chiara, che consente di rideterminare il valore fiscale delle partecipazioni mantenendo un livello di imposizione elevato sulle fattispecie considerate più sensibili.

Nel complesso, il decreto riduce le zone grigie e rafforza la prevedibilità del sistema. Non meno controlli, ma controlli più circoscritti; non meno regole, ma regole più riconoscibili. La vera sfida sarà l’applicazione concreta: perché la certezza fiscale non dipende solo dalle norme, ma dalla loro interpretazione coerente e uniforme.

 

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Foto di Giuseppe Carratù

Giuseppe Carratù

Dottore commercialista iscritto all’Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di di Salerno; Revisore legale dei conti; Docente di fascia A per corsi avviamento start-up Invitalia,…

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