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Export, sprint delle PMI: vale fino a 42 miliardi la sfida dei mercati esteri

Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni italiane crescono del 5%. Secondo uno studio di Unimpresa, le piccole e medie imprese restano il motore del Made in Italy e potrebbero generare fino a 42 miliardi di euro di vendite aggiuntive all’estero

Export, sprint delle PMI: vale fino a 42 miliardi la sfida dei mercati esteri
foto Angelo Tortorella

Le PMI trainano l’export italiano: crescita del 5% e margini per altri 42 miliardi

L’export italiano continua a correre e trova nelle piccole e medie imprese uno dei suoi principali punti di forza. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni nazionali sono aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un avanzo commerciale salito a 34,7 miliardi di euro. Un segnale positivo per l’economia italiana, che conferma la tenuta del sistema produttivo anche in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e incertezze sui mercati internazionali.

 

A fotografare il quadro è uno studio del Centro Studi Unimpresa, che evidenzia il ruolo centrale delle PMI nell’internazionalizzazione del Paese. Le micro, piccole e medie imprese rappresentano infatti il 97,7% delle aziende esportatrici abituali e generano quasi la metà del valore complessivo delle esportazioni italiane, pari a circa 277 miliardi di euro.

 

Secondo le simulazioni elaborate dall’associazione, il potenziale di crescita è ancora elevato. Un aumento delle esportazioni delle PMI compreso tra il 5% e il 15% potrebbe tradursi in un valore aggiuntivo tra 13,9 e 41,6 miliardi di euro. Nello scenario intermedio, con una crescita del 10%, l’incremento delle vendite oltreconfine sfiorerebbe i 28 miliardi.

 

A sostenere la corsa del Made in Italy sono soprattutto i mercati extraeuropei. Le esportazioni verso i Paesi non appartenenti all’Unione Europea hanno registrato a settembre una crescita del 5,4% su base annua, con performance particolarmente brillanti verso Svizzera, Cina e Turchia. Più debole, invece, l’andamento del mercato statunitense, che ha mostrato una contrazione delle importazioni di prodotti italiani.

 

Positiva anche la distribuzione territoriale della crescita. Nel primo semestre del 2026 tutte le macroaree del Paese hanno registrato un aumento delle esportazioni, con il Centro Italia in testa (+11,9%), seguito dalle Isole (+8,8%). Tra le regioni spiccano Basilicata, Toscana e Puglia, protagoniste di incrementi a doppia cifra.

 

Lo studio richiama infine l’attenzione sulla necessità di rafforzare gli strumenti a sostegno dell’internazionalizzazione, dall’accesso al credito alle reti d’impresa, fino agli investimenti in innovazione e digitalizzazione. Per gli analisti, ampliare la platea delle aziende esportatrici e consolidare la presenza delle PMI sui mercati esteri rappresenta una delle leve più importanti per sostenere crescita e occupazione nei prossimi anni.

 

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Redazione Ulisseonline

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