Cava de Tirreni, a colloquio con il sindaco Josi Gerardo Della Ragione: “Bacoli è rinata grazie a una politica sana basata sul principio della legalità”
I cittadini devono capire che conviene stare con lo Stato rispetto a stare con la camorra. Bacoli era sprofondata, oltre che in un dissesto economico-finanziario che poi abbiamo vissuto e superato, in un fallimento della speranza. La gente non credeva più in niente
Josi Della Ragione, il sindaco della legalità
Josi Gerardo Della Regione, soprannominato “il sindaco della legalità”. 38 anni, laureato in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, giornalista pubblicista, è l’attuale sindaco di Bacoli, comune flegreo di circa 25 mila abitanti. Nel 2015, a soli 28 anni, diventa sindaco di Bacoli senza l’appoggio di nessun partito, dopo aver fondato il movimento «Freebacoli» nel 2009, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulle problematiche del territorio e promuovere una gestione trasparente e partecipativa della cosa pubblica. Dopo 13 mesi la sua prima esperienza di primo cittadino termina con la sfiducia della maggioranza al Comune. Nel 2019 viene eletto nuovamente sindaco di Bacoli e rieletto nel 2024 con circa il 60% dei consensi. Grazie all’attivismo politico e alla comunicazione social il gruppo «Freebacoli» si è trasformato in movimento politico e preso come riferimento anche per altri gruppi territoriali dei comuni dell’area metropolitana di Napoli, tra cui Pozzuoli, San Giorgio a Cremano, Casoria, Giugliano e Melito. Questa singolare esperienza politica, di cui Della Ragione è l’esponente di punta, è conosciuta come «modello Bacoli», ispirato al principio della partecipazione attiva della cittadinanza. Lo intervistiamo in occasione del primo appuntamento del Viaggio delle Idee, organizzato dal nostro giornale, tenuta a Cava de’ Tirreni giovedì scorso, dove è stato ospite al Liceo Scientifico “Genoino”, confrontandosi con gli studenti dei tre istituti superiori cavesi sui temi della legalità e del buongoverno.
Una vittoria vissuta come liberazione
Lei fu eletto sindaco per la prima volta il 15 giugno 2015, a soli 28 anni, segnando un cambiamento politico significativo per Bacoli. Cosa ricorda di quel giorno?
E’ stato il primo traguardo di un percorso iniziato diversi anni prima, quando all’età di 19 anni ho cominciato a dedicarmi all’attivismo politico associativo. A 22 anni sono stato eletto in Consiglio comunale negli scranni dell’opposizione; ciò ci ha permesso di costruire una rete civica capace di vincere le elezioni nel 2015 e scardinare i blocchi politici a noi contrapposti, tanto a destra quanto a sinistra. Ci fu una festa incredibile. La gente si riversò a festeggiare per le strade di Bacoli. Votò oltre il 70% degli aventi diritto, una percentuale altissima rispetto a quelle odierne. La mia elezione fu vissuta come un atto di liberazione contro un metodo fortemente clientelare da cui la città si liberò. Fu un voto di speranza e di fiducia nei confronti di un giovane di 28 anni proiettato verso il futuro. Bacoli era sprofondata, oltre che in un dissesto economico-finanziario che poi abbiamo vissuto e superato, in un fallimento della speranza. La gente non credeva più in niente, dato che anche rattoppare una buca in strada risultava essere un’impresa epica.
La rotella che blocca il meccanismo
Perché i bacolesi le diedero fiducia?
La mia elezione fu il frutto di un grande lavoro e tanta fatica. Per conquistare la fiducia del cittadino e convincerlo a liberarsi del voto clientelare, esprimendo una preferenza libera e un voto di opinione, abbiamo dovuto dimostrare, nel corso degli anni, che eravamo effettivamente diversi. Ma per spiegare bene da quando tutto è partito, dobbiamo fare un ulteriore balzo indietro sino al 2010 quando fui eletto per la prima volta in Consiglio comunale e da lì, pian piano, dimostrammo le nostre capacità. La gente mi diceva: ”Josi stai attento perché il topo che va al mulino si infarina”. Noi testimoniammo che è possibile stare in determinati contesti, ma essere la rotella che blocca il meccanismo. Dalla rotella, poi, siamo passati a essere l’intero ingranaggio.
Il Comune leone con i deboli, pecora con i forti
La questione dei “Terreni degli Evasori”. E’ riuscito a fare pagare gli evasori, come i proprietari dei terreni trasformati in parcheggi abusivi. Vogliamo dire chiaramente come stanno le cose?
Bacoli è andata in dissesto con un debito di 56 milioni di euro che per una città di 25 mila abitanti è una somma spropositata. Questo fallimento che abbiamo ricevuto in eredità era frutto del mancato pagamento dei tributi locali, ma non da parte delle famiglie bensì delle grandi attività commerciali, del proprietari terrieri dei parcheggi, dei ristoratori, degli stabilimenti balneari, degli alberghi. Era sistematico non pagare e, addirittura, c’era chi doveva saldare 800 mila euro di acqua, chi 1 milione e 200 mila euro di TARI. Queste cartelle tributarie, in attesa di nuovi condoni, venivano lasciate da parte. In pratica, il Comune faceva il leone con le pecore e la pecora con i leoni. Con le famiglie si faceva la voce grossa e si pignoravano, ad esempio, motorini e quant’altro, determinando una grande differenza di approccio tra il cittadino e l’imprenditore. Noi abbiamo ribaltato l’idea, approvando come uno dei primi atti un regolamento che ci permetteva di chiudere le attività commerciali che non pagavano, dopo un determinato periodo di tempo, i tributi. Siamo stati guardati con diffidenza. La prima attività che facemmo chiudere fu un ristorante che aveva un appalto con una forza dell’ordine e che, in virtù di ciò, riteneva fosse coperto. Siamo passati poi ai lidi e dopo ai parcheggi. Ad oggi, dal 45% di tributi pagati, siamo, per l’anno corrente, al 68%. Si è innescato un sistema virtuoso che fa sì che i cittadini abbiano più fiducia nel pagamento. Le persone sanno che ciò comporta un vantaggio per la comunità perché vede la strada asfaltata, la pubblica illuminazione, il marciapiedi sistemato, la città pulita. Insomma, ravvisano che i soldi versati servono a qualcosa di concreto. Abbiamo estirpato il fenomeno dell’amichettismo. C’è un processo molto rigoroso che determina veramente una imparzialità rispetto all’acquisizione dei tributi. Comprendiamo bene che le attività commerciali possano vivere momenti di crisi e non ci esimiamo dal venir loro incontro con rateizzazioni e quant’altro, ma non più come avveniva in passato.
Dal dissesto all’avanzo di bilancio
Ci spieghi meglio…
E’ molto semplice. Ipotizziamo che si rateizzava a trenta rate, veniva pagata la prima rata e poi null’altro. Questo approccio con noi non funziona. Il bene comune ha un valore superiore alla sommatoria dei singoli interessi privati e questo ha portato, oggi, il Comune di Bacoli a essere un Ente sano che è riuscito a uscire dal dissesto economico-finanziario, risolvendo i problemi strutturali di cui soffriva. Adesso abbiamo un bilancio in avanzo che ci permette di realizzare opere pubbliche per la città. Chi ci ha preceduti ha devastato la città non per la realizzazione di opere non pagate o altre motivazioni, ma perché non si facevano pagare i tributi locali ai “grandi”.
Legalità e giustizia sociale: le basi di una politica sana
Villa Ferretti, affacciata sul mare, un bene confiscato alla camorra e ex residenza di un boss, è stata trasformata in una sede universitaria della Federico II di Napoli, specializzata in archeologia subacquea. La camorra è ancora presente a Bacoli?
La camorra a Bacoli, come in tutta la provincia di Napoli, in Campania e in Italia, è presente. Noi dobbiamo essere capaci di produrre gli antivirus rispetto a un approccio camorristico. E’ doveroso fare una distinzione tra una camorra visibile, che è quella che spara, e un approccio camorristico che è meno visibile, ma fa ugualmente danni, ovvero la cosiddetta politica dei colletti bianchi che ha devastato il territorio. Villa Ferretti, uno dei più belli tra i beni confiscati alla camorra, è un immobile settecentesco realizzato su una villa marittima romana. All’interno di questo parco pubblico c’è una spiaggia libera. Nello stesso parco vi era un’altra villa marittima romana che abbiamo recuperato. Ad oggi Villa Ferretti è sede universitaria; la spiaggia libera è fruibile e il Comune di Bacoli l’ha dotata di ombrelloni e sedie a sdraio. Ci sono anche un parco pubblico e un teatro all’aperto. Stiamo completando i lavori del belvedere e una volta terminato il tutto, sarà il primo parco archeologico comunale in un bene confiscato alla camorra. L’idea di fondo è che se lo Stato vince, noi dobbiamo dimostrare che quel bene confiscato porta un vantaggio alla comunità. I cittadini devono capire che conviene stare con lo Stato rispetto a stare con la camorra. Quando iniziai a governare la città, trovai quest’area completamente abbandonata. Confiscata nel 1997, acquisita nel 2001, è rimasta abbandonata fino al 2016. C’era un parcheggio abusivo, la villa era devastata e i lavori pubblici mai completati a simbolo del degrado istituzionale. Con investimenti ottenuti a seguito delle nostre numerose e continue sollecitazioni, oggi Villa Ferretti è diventata il simbolo della rinascita di Bacoli. Non può esistere una politica sana se non coincide con i principi di legalità che tendono alla giustizia sociale. (foto Giuseppe Cuccaro)












