scritto da Gabriella Avagliano - 12 Aprile 2026 19:49

Pagani in festa con le celebrazioni della Madonna delle Galline

Momento culminante delle celebrazioni, che si protraggono per quattro giorni (a partire dal venerdì in albis con il rito di apertura del santuario), è la processione della domenica, che si tiene l’ottava di Pasqua

Oggi, domenica 12 aprile, a Pagani, si è tenuta la grande processione della Vergine del Carmine, meglio conosciuta come la “Madonna delle Galline”. Questo culto, tra i più suggestivi e iconici della tradizione popolare campana, rappresenta un affascinante esempio di sincretismo religioso, in cui la dimensione sacra si intreccia con elementi e simboli profani.

Le sue origini risalgono al XVI secolo, quando alcune galline, razzolando in un terreno abbandonato, riportarono alla luce una piccola tavola lignea raffigurante la Madonna del Carmine, rimasta sepolta per sfuggire alle scorribande saracene. Da quel momento nacque un legame profondo e indissolubile tra la Vergine e la comunità di Pagani, che ogni anno rinnova con grande partecipazione e devozione questo rito mariano.

Momento culminante delle celebrazioni, che si protraggono per quattro giorni (a partire dal venerdì in albis con il rito di apertura del santuario), è la processione della domenica, che si tiene l’ottava di Pasqua. In questa occasione, la statua della Vergine, adornata con vesti preziose e gioielli ex voto, percorre le strade della città tra la folla di fedeli. Molti offrono doni votivi, tra cui volatili (galline, pavoni e colombe), che vengono deposti direttamente sul baldacchino della Madonna e vi restano appollaiati per tutta la durata del corteo.

Lungo il percorso di Viale Trieste e nei rioni della città, il passaggio della Vergine è accompagnato da una pioggia di petali, coriandoli e palloncini lanciati dai balconi (impreziositi da drappi preziosi) e dalla presenza dei caratteristici “toselli”, piccoli altari allestiti nei cortili del centro storico e decorati con fiori, frutta e merletti. A rendere ancora più coinvolgente l’atmosfera contribuiscono le nacchere e i tamburi, che scandiscono il ritmo della tammurriata, dando vita a canti e danze che animano la città per l’intera giornata e che uniscono più generazioni in un comune sentire.

Negli ultimi anni, i festeggiamenti registrano un’affluenza sempre maggiore grazie anche all’impegno profuso dall’Amministrazione comunale e dai numerosi promotori, come Franco Tiano, cui è intitolato uno dei toselli più antichi. Non sono mancati, infine, i sapori della tradizione: il vino locale e le specialità tipiche, tra cui i celebri carciofi arrostiti, che inebriano le strade di profumi e favoriscono momenti di convivialità e aggregazione.

La festa si conclude ufficialmente all’alba di lunedì quando, nel toccante rito di chiusura, i suonatori di “tammorra” si recano al Santuario per deporre i loro strumenti ai piedi della Madonna, in segno di devozione e ringraziamento.

 

Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal titolo “Tracce del Mezzogiorno nel documentario etnografico”, dedicata alla ricerca storico-sociale del Sud Italia, dal Secondo Dopoguerra agli anni ’70. Attualmente è docente di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

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