Si chiude – almeno per ora – con la rinuncia della famiglia de Filippis l’acceso dibattito sull’intitolazione di Viale degli Aceri al Commendatore Federico de Filippis. Ma la vicenda, che nelle ultime settimane ha animato assemblee pubbliche e social network, lascia dietro di sé strascichi politici e civici che potrebbero proseguire ancora.
Tutto prende avvio con la delibera di Giunta comunale n. 56 del 15 aprile 2025, con cui viene approvata la nuova denominazione di Viale degli Aceri, recependo il verbale della Commissione Toponomastica del 25 febbraio 2025.
Già il 29 aprile 2025, tuttavia, numerosi residenti ed esercenti avevano formalmente espresso la propria contrarietà attraverso una petizione protocollata al Comune e trasmessa al sindaco, alla Giunta e ai consiglieri comunali, lamentando l’assenza di un confronto diretto.
A distanza di circa un anno, il 2 marzo 2026, la comunità si è riunita in assemblea pubblica, costituendo ufficialmente il Comitato Civico “Viale degli Aceri”, con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’identità storica e toponomastica della strada e garantire una rappresentanza organizzata dei cittadini.
Nel comunicato diffuso ieri 3 marzo, il Comitato ha sottolineato come non si tratti di una posizione estemporanea: già in passato un analogo tentativo di modifica della denominazione era stato ritirato proprio a seguito del dissenso manifestato dalla comunità interessata. Viale degli Aceri, si legge nella nota, “non è soltanto un nome su una targa: è un riferimento identitario, legato alla storia delle famiglie, alle relazioni tra generazioni e alla memoria collettiva del quartiere”.
Il Comitato ha quindi chiesto formalmente al sindaco e alla Giunta una rivalutazione della decisione e l’apertura di un confronto diretto con i residenti.
La lettera della famiglia de Filippis: “Rinunciamo con serenità”
Nel frattempo, la vicenda ha assunto toni sempre più accesi, soprattutto sui social, dove non sono mancati commenti duri e, in alcuni casi, offensivi.
In un comunicato stampa diffuso il 3 marzo 2026, la famiglia de Filippis ha reso pubblica la lettera inviata al sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli, annunciando la rinuncia all’intitolazione.
“Questi per la nostra famiglia sono stati giorni di grande disagio, travolti da un dissenso che ci ha feriti ed amareggiati”, scrivono Antonella, Pierfederico e Alfonsina de Filippis. Dalla “gioia allo sgomento”, raccontano, fino alla decisione maturata dopo una lunga riflessione: “Abbiamo compreso che nostro padre, che tanto ha amato e tanto ha fatto per la nostra Città, non ne sarebbe felice”.
La famiglia precisa di non aver mai richiesto il riconoscimento, ricordando che la proposta era stata avanzata dal professor Achille Mughini alla Commissione Toponomastica e successivamente fatta propria dall’amministrazione comunale.
Nel testo si fa riferimento a “iniziative per osteggiare l’intitolazione” e alle “offese subite”, con l’auspicio di porre fine a “speculazioni e discussioni di dubbio gusto”. La rinuncia viene definita non una resa, ma “la vittoria della dignità sulle miserie umane”, ribadendo che il ricordo del padre non necessita dell’intitolazione di una strada per restare vivo nella comunità.
La replica del Comitato: “Non è mai stata una questione personale”
Dopo la lettera della famiglia de Filippis, il Comitato Civico ha ribadito la propria posizione, chiarendo che il nodo della questione non è mai stato la figura del Commendatore Federico de Filippis.
“Il punto non è mai stato la persona, né lo è oggi”, affermano i rappresentanti del Comitato. “Il problema è stato il metodo, i tempi e soprattutto l’indifferenza con cui è stata gestita questa vicenda”.
Secondo il Comitato, nessuno ha chiesto privilegi o favori. “Al contrario – sottolineano – qualcuno ha scelto nel silenzio delle stanze, e da quella scelta sono stati costruiti artificiosamente una ‘vittima’ e un ‘aggressore’”.
La critica si concentra dunque sull’azione amministrativa, ritenuta carente sotto il profilo dell’ascolto e del coinvolgimento dei cittadini. “Il vero problema – si legge nella posizione del Comitato – è stato un altro: una politica che in questi anni non ha saputo ascoltare i cittadini e che speriamo finisca con la prossima consiliatura”.
Il Comitato esprime la speranza che non vi siano “colpi di coda” sulla vicenda, ribadendo che la guardia non sarà abbassata: si resta in attesa di atti ufficiali da parte del Comune di Cava de’ Tirreni e, nel frattempo, è stata annunciata una nuova riunione del Comitato per definire le prossime iniziative.
Una frattura da ricomporre
La vicenda dell’intitolazione di Viale degli Aceri si chiude formalmente con la rinuncia della famiglia, ma lascia aperta una riflessione più ampia sul rapporto tra istituzioni e cittadini, sul valore simbolico dei toponimi e sulla gestione partecipata delle scelte che incidono sull’identità dei quartieri.
Tra assemblee pubbliche, lettere istituzionali e scontri sui social, il caso ha mostrato quanto una targa possa diventare terreno di confronto – e talvolta di scontro – quando tocca corde profonde della memoria collettiva.
Ora la parola torna all’amministrazione comunale, chiamata a chiarire ufficialmente l’esito della procedura e a ricucire un dialogo che, secondo molti residenti, si è interrotto troppo presto.