Cava de’ Tirreni, manifesti sui portici: scoppia la polemica sul decoro
Un post del consigliere comunale di Azione Federico de Filippis sull’affissione di manifesti sui pilastri dei portici accende il dibattito a Cava de’ Tirreni. Tra accuse di incoerenza, richiami al rispetto del patrimonio storico e richieste di maggiore attenzione ai problemi quotidiani della città, i cittadini si dividono
Un semplice post sui social si è trasformato in un caso politico e civico a Cava de’ Tirreni. A innescare la discussione è stato l’intervento del consigliere comunale di Azione, Federico de Filippis, che ha definito «indecorosa» l’affissione di manifesti sui pilastri dei portici, annunciando l’intenzione di attivarsi per evitare il ripetersi di episodi simili. Il consigliere ha inoltre sottolineato che, trattandosi di manifesti relativi a eventi organizzati dall’amministrazione comunale, presenterà un’interrogazione in Consiglio comunale per chiedere chiarimenti e accertare le responsabilità.
Il tema del decoro urbano ha subito trovato ampia eco tra i cittadini, con commenti che hanno espresso sostegno ma anche critiche e richieste di coerenza. C’è chi ha ricordato come, in passato, durante il periodo elettorale, gli spazi per le affissioni siano stati utilizzati in modo irregolare, domandandosi perché in quei casi non siano state elevate sanzioni, neppure all’amministrazione stessa. Altri hanno espresso approvazione netta per l’iniziativa del consigliere, definendola «cosa buona e giusta».
Non sono mancate osservazioni più polemiche. Una cittadina ha chiesto perché, di fronte a un simile scempio, il manifesto non sia stato rimosso immediatamente, sollevando il tema delle competenze e delle responsabilità dirette. Alla replica del consigliere, che ha ribadito come il problema sia a monte – ovvero perché il manifesto sia stato affisso in quel modo – si sono aggiunti interventi che hanno ampliato il discorso.
Diversi commenti hanno infatti spostato l’attenzione su altre criticità della città. Una residente di via Ragone ha invitato amministratori e consiglieri a documentare anche lo stato del manto stradale, le auto parcheggiate sui marciapiedi, l’assenza dei vigili e l’eccessiva velocità delle auto in una zona prossima a una scuola. Un richiamo, questo, a una visione più complessiva dei problemi urbani, affinché la comunicazione politica non si limiti a singoli episodi.
Altri interventi hanno posto l’accento sulla tutela del patrimonio storico, chiedendosi quale sia l’idea di decoro perseguita dall’amministrazione se non si protegge ciò che rappresenta la memoria e l’identità della città. C’è chi ha evocato anche scelte recenti ritenute discutibili, come la messa in vendita di beni storici, utilizzando toni duri e provocatori.
Tra i commenti, non è mancato chi ha proposto, in modo ironico ma significativo, una “multa al Comune”, né chi ha osservato come, in molti anni di vita a Cava, non avesse mai visto manifesti affissi direttamente sulle colonne dei portici. Altri ancora hanno fatto notare che non solo i portici, ma anche portoni antichi e superfici storiche sarebbero stati in passato danneggiati da affissioni improprie, sollevando il problema di una tutela applicata a macchia di leopardo.
Una parte dei cittadini ha espresso solidarietà al consigliere, invitandolo a continuare a parlare e agire «a nome di tutti», mentre qualcuno ha ridimensionato la questione, sostenendo che le vere emergenze sarebbero altre, come le condizioni delle strade, definite «da Terzo Mondo», e che per i manifesti «c’è tempo».
Nel complesso, la discussione restituisce l’immagine di una comunità attenta e partecipe, ma anche divisa tra chi chiede il rispetto rigoroso delle regole e del patrimonio storico e chi reclama un approccio più ampio e concreto ai problemi quotidiani della città. La polemica sui manifesti, partita da un post sui social, è così diventata il simbolo di un malessere più generale e di una domanda diffusa di coerenza, decoro e attenzione reale al territorio.







