Cava de’ Tirreni, ASCCCA sotto accusa: l’azienda dei servizi sociali finisce in Parlamento
Un’interrogazione alla Camera dei Deputati dell'on. Imma Vietri mette sotto la lente l’Azienda speciale consortile Cava–Costa d’Amalfi, incaricata della gestione dei servizi sociali dell’ambito S2. Nel mirino mancanza di un piano economico-finanziario, fondo di dotazione inadeguato, scarsa trasparenza e rischi concreti per la continuità dei servizi alle fasce più fragili
Una gestione opaca, priva di solide basi economico-finanziarie e potenzialmente pericolosa per la tenuta dei servizi sociali. È il quadro che emerge dall’interrogazione a risposta scritta n. 4/06681 presentata alla Camera dei Deputati dall’onorevole Imma Vietri. Ad essere chiamati in causa i Ministeri del Lavoro, dell’Economia e dell’Interno sulla vicenda dell’Azienda speciale consortile Cava–Costa d’Amalfi (Asccca).
L’atto parlamentare ricostruisce in modo puntuale le criticità che accompagnano la nascita dell’azienda, costituita per la gestione associata dei servizi sociali nell’ambito territoriale S2, che comprende quattordici comuni della provincia di Salerno, con Cava de’ Tirreni ente capofila. Secondo quanto riportato, la costituzione dell’Asccca non sarebbe stata accompagnata da un vero e proprio Piano economico finanziario. Elemento, questo, ritenuto essenziale dalla normativa e dalla giurisprudenza contabile per garantire sostenibilità, autonomia patrimoniale e corretto funzionamento di un’azienda speciale.
Al posto di un Pef strutturato, gli atti istitutivi dell’ente sarebbero stati corredati da un generico “piano di sostenibilità”. Privo quindi della quantificazione analitica del fondo di dotazione e di una valutazione complessiva dei costi di gestione. Una lacuna che, nel corso del 2025, si sarebbe aggravata con la decisione di alcuni comuni dell’ambito di rideterminare al ribasso il fondo di dotazione inizialmente previsto, senza che risultino istruttorie tecnico-contabili a supporto di tale scelta.
Il documento parlamentare richiama inoltre le prese di posizione di alcuni enti locali che, di fronte a evidenti criticità contabili, finanziarie e organizzative, avrebbero sospeso gli atti necessari all’avvio operativo dell’azienda, chiedendo chiarimenti formali al revisore dei conti. Proprio quest’ultimo, in una nota del dicembre 2025, avrebbe riconosciuto la necessità di integrare il fondo di dotazione al momento dell’effettivo avvio delle attività. Ammettendo così di fatto l’inadeguatezza delle risorse finora previste a garantire l’autonomia patrimoniale dell’ente.
Un passaggio particolarmente delicato riguarda il profilo della trasparenza. Sempre secondo quanto riportato nell’interrogazione, il revisore avrebbe dichiarato che alcuni sindaci e il consiglio di amministrazione dell’Asccca erano già a conoscenza della necessità di integrare il fondo di dotazione. Una circostanza che, se confermata, solleverebbe interrogativi rilevanti sulla correttezza delle informazioni fornite agli enti partecipanti e sulla responsabilità degli atti già adottati.
A rendere il quadro ancora più critico è il fatto che, allo stato, l’azienda non avrebbe avviato alcuna attività gestionale. Non solo. Non disporrebbe, infatti, di una contabilità operativa e non avrebbe effettuato movimentazioni finanziarie, nonostante alcuni comuni abbiano assunto deliberazioni che presuppongono l’operatività dell’ente. Restano inoltre irrisolte le questioni legate ai residui attivi e passivi del piano di zona. In effetti, dovrebbero confluire nell’azienda speciale e che oggi gravano sul bilancio del comune capofila. Da qui, il timore di potenziali ripercussioni sugli equilibri finanziari complessivi.
Alla luce di questo scenario, l’interrogazione chiede al Governo se intenda attivare iniziative ispettive, anche attraverso i servizi di finanza pubblica, per fare piena chiarezza sulla vicenda; quali misure intenda adottare per garantire la continuità dei servizi sociali e la tutela del personale coinvolto; e se non ritenga necessario avviare interventi normativi o di monitoraggio per assicurare che la gestione associata dei servizi sociali avvenga nel rispetto dei principi di trasparenza, sostenibilità finanziaria e tutela dei diritti sociali.
Un atto che porta la questione all’attenzione nazionale. Mette anche in evidenza come le criticità amministrative e contabili non siano un tema tecnico per addetti ai lavori. Sono infatti un rischio concreto per i servizi destinati alle fasce più deboli della popolazione. E ovviamente un pericolo per la tenuta finanziaria degli enti locali coinvolti.







