Cava de’ Tirreni, ELEZIONI COMUNALI. Superbloom al contrario: la fioritura dei nomi e il deserto delle idee
Nel panorama politico cittadino esplode soprattutto nel centrosinistra un “superbloom” di candidati a sindaco, ma senza che emerga un vero confronto sui contenuti. Tra nomi che si moltiplicano e programmi che non arrivano, restano irrisolte le questioni cruciali: dall’eredità amministrativa alle scelte future su squadra, competenze e qualità del governo locale. Una partita ancora aperta, ma che richiede decisioni rapide, chiare e credibili
Sapete cos’è il superbloom? È il termine inglese per indicare la “super fioritura”: un raro fenomeno naturale che trasforma il deserto in un tappeto di colori grazie alla germinazione simultanea di semi rimasti dormienti per anni. Accade anche nel deserto cileno di Atacama, uno dei luoghi più aridi e surreali del pianeta, dove, ogni dieci anni, piogge inattese fanno esplodere la vita e danno origine al celebre “deserto fiorito”.
Ecco, qualcosa di simile — almeno nel nome — sta accadendo anche nel deserto politico della nostra città: una super fioritura di candidati a sindaco. Alcuni certi, altri possibili, altri ancora appena sussurrati. Ma, ad essere sinceri, il panorama che ne deriva non ha molto del deserto fiorito. Anzi.
In questo superbloom in salsa locale, il Pd metelliano sta facendo la parte del leone. Le idee sono poche — forse nessuna — ma ben confuse, mentre i candidati a sindaco spuntano come nel deserto di Atacama. A dire il vero, abbiamo quasi perso il conto. Per quel che vale.
Il nodo vero è un altro: si fanno nomi, anche di area civica e di tutto rispetto come Giancarlo Accarino e Luigi Senatore, ma non si apre un confronto sui contenuti. Con questa logica puramente nominalistica, nessuno riesce a capire cosa distingua un potenziale candidato dall’altro. È singolare assistere a contrapposizioni tra aspiranti sindaci senza che sia chiaro cosa ciascuno porti in dote. Paradossalmente, un concorso di bellezza ha criteri di valutazione più chiari e perfino più oggettivi: aspetto, comunicazione, presenza scenica, eleganza e così via.
Scherzi a parte, finora si sono spesi nomi anche di signori candidati, ma nel cosiddetto campo largo non si è ancora parlato di un programma, di progetti per rilanciare l’economia cittadina, di idee per uno sviluppo organico e di prospettiva. Né di come affrontare i nodi più urgenti: la macchina comunale in affanno, i conti in rosso, il peso fiscale sulle famiglie e sulle imprese, il vampirismo tariffario della Metellia, l’asfissia delle attività produttive, le frazioni abbandonate e ridotte a dormitori. E l’elenco potrebbe continuare.
C’è poi una questione tutt’altro che secondaria per il centrosinistra, sia sul piano politico che elettorale: come ci si pone rispetto all’eredità dell’attuale Amministrazione? Ci sarà discontinuità? E di quale portata? Non sono domande marginali, né meritano risposte evasive. In quest’ottica, quale missione sarà affidata al futuro candidato sindaco? Sarà una figura di guida o solo di facciata?
E ancora: come verrà scelta la squadra? Con gli stessi criteri al ribasso utilizzati negli ultimi dieci anni? Oppure si punterà sulla competenza, pur tenendo conto degli equilibri politici? In sintesi: l’asticella della qualità amministrativa sarà finalmente alzata o resterà ai minimi?
Più che nomi, dal Pd e da tutte le forze del campo largo i cavesi — e in particolare l’elettorato di centrosinistra — attendono risposte convincenti su questi punti.
La partita elettorale, per quanto in salita, è ancora aperta. A una condizione: avere il coraggio di compiere scelte chiare e credibili. E farlo in tempi rapidi. Come ricordava Enzo Tortora chiudendo le contrattazioni a Portobello: «Big Ben ha detto stop».







