scritto da Francesca Faiella - 20 Febbraio 2026 07:38

Pontecagnano Faiano, Francesca Astrei al Teatro Mascheranova con “Io sono verticale”

La fresca vincitrice del Premio Ubu come miglior Attrice/Performer Under35, Francesca Astrei, torna al Teatro Mascheranova con il suo nuovo lavoro sulla crisi depressiva affrontato con delicatezza ed ironia attraverso la metafora di Lazzaro

Sabato 21 febbraio alle 20.30 e domenica 22 febbraio alle 19.00 Francesca Astrei, vincitrice del Premio Ubu come miglior Attrice/Performer Under35, torna al Teatro Mascheranova di Pontecagnano Faiano. Lo spettacolo, di e con Francesca Astrei, prende avvio dalla condizione di Lazzaro per fornire un immaginario metaforico riconoscibile ed efficace per chi vive una crisi depressiva.

Come si legge nelle note di regia la depressione è una materia inspiegabile: chi la conosce sa come funziona, chi non la conosce la ritiene incomprensibile. Andrew Solomon, nel suo illuminante saggio “Il demone di mezzogiorno”, sostiene che la depressione può essere descritta solo con metafore e allegorie: in questo spettacolo è stata scelta la metafora sul personaggio di Lazzaro, della tradizione cristiana. Lazzaro, al chiuso nel proprio sepolcro, viene richiamato alla vita al suono di “Alzati e cammina”: indicazioni elementari che permetterebbero al corpo di uscire dalla paralisi del proprio dolore.

Chi è depresso racconta che, nei momenti di buio, non si sente né vivo né morto, la sensazione è di non esistere in un corpo che esiste e di percepire il proprio cuore, pulsante, come morto.
Lazzaro, archetipo del vivo/morto, avrà la forza di tornare alla vita? E cosa vuol dire per lui vivere? E se “alzarsi e camminare” rappresentassero per la sua mente una condanna, anziché una salvezza? Comprensibilmente, i familiari non attendono altro che il sollievo divederlo uscire dal sepolcro: non uscire dal proprio rifugio funebre implicherebbe infliggere ai propri familiari ulteriore dolore, ma uscire comporterebbe quell’inspiegabile fatica del ricominciare a vivere, consapevoli delle proprie fragilità.

Lo spettacolo non è un monologo sul Vangelo, e la tradizione cristiana viene citata esclusivamente per fornire un immaginario metaforico chiaro della condizione di chiusura in una tomba/culla in rapporto a ciò che, per chi è al di fuori, è la soluzione più ovvia.

La leggerezza e l’ironia saranno le basi per un’analisi più profonda su cosa può voler dire attraversare una crisi depressiva, attraverso diversi punti di vista.
“Io sono Verticale”, che ha debuttato a Primavera dei Teatri 2025, vanta il sostegno della Fondazione Teatro di Roma, ed è lo spettacolo vincitore del Premio della Giuria e Premio Internazionale Yarts Project della XII edizione di Direction Under 30.

Cavese, laureata in Letterature comparate alla Sapienza di Roma, insegna lettere in una scuola media di Cava. Ama la letteratura, il teatro e il lindy hop, si dedica al giornalismo per passione.

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