Cava de’ Tirreni, recensione dello spettacolo “Tu 2.0”. Caos e prevedibilità
Il sipario si apre con un chiaro riferimento alla sequenza iniziale di "Odissea nello spazio" di Kubrick: uomini e donne saltano e urlano come scimmie. Questa volta non c'è un monolito a scompaginare quel caos primordiale, bensì notizie di cronaca nera che riecheggiano nello spazio e nelle orecchie dei primati, disperdendo questi ultimi in un istante
Domenica 18 gennaio è andato in scena presso “Il Piccolo di Cava” lo spettacolo “Tu 2.0” del gruppo Artenauta Teatro.
L’opera, scritta e diretta da Simona Tortora, è un viaggio tra l’onirico e il grottesco attraverso gli strati della società; un tour un po’ folle tra le derive umane del mondo contemporaneo.
Il sipario si apre con un chiaro riferimento alla sequenza iniziale di “Odissea nello spazio” di Kubrick: uomini e donne saltano e urlano come scimmie. Questa volta non c’è un monolito a scompaginare quel caos primordiale, bensì notizie di cronaca nera che riecheggiano nello spazio e nelle orecchie dei primati, disperdendo questi ultimi in un istante.
Da quel momento, con un balzo nella società contemporanea, si intrecciano storie diverse ma collegate dal filo rosso dell’ipocrisia umana. Dalla senzatetto che si imbatte in esponenti politici di un “neo-lombrosismo”, a giovani tiktoker che, senza arte né parte, cercano di diventare famosi sul web, fino alla ragazza un po’ vanesia e un po’ sciocca con vocazione da influencer.
Tutti questi personaggi, o maschere, convergeranno in un pasticciato talk show condotto da un cinico ed opportunista presentatore. Qui verranno esposte le contraddizioni, le ipocrisie, le vanità, gli egoismi del genere umano. La gazzarra si placherà con l’introduzione di un ospite: un uomo cresciuto con le scimmie in Amazzonia. Questi metterà a nudo tutte le piccolezze della società. Egli smuoverà gli animi con un discorso ripreso da Charlie Chaplin ne “Il grande dittatore”. A questo punto la scena ritorna a quella iniziale: uomini e donne regrediscono (o evolvono?) in scimmie, saltando e sbraitando sul palco.
L’opera è caratterizzata da un andamento disordinato e caotico, in cui l’inizio e la fine convergono e si miscelano. La satira, d’altro canto, si muove su binari lineari che potremmo definire didascalici. Che sia voluto o meno, il lavoro di Artenauta Teatro non spicca per la sua satira alquanto prevedibile ma per come questa sia stata inserita in un calderone di schizofrenica vivacità. Se vogliamo è la perfetta sintesi della nostra società. Si tratta di un cosmo che si riproduce in un loop senza fine in cui il “tu” è il nostro monolito, il quale ha segnato le differenze tra gli uomini dall’alba dei tempi.
Una menzione speciale va fatta al restyling de “Il Piccolo di Cava” che ha potuto esibire una tinteggiatura delle pareti e la sostituzione di vetuste sedie con comode poltroncine. Seppur modesto negli spazi, ora è un ambiente decoroso per ospitare la nobile arte teatrale.







