Žižek difende l’idea d’Europa
Il filosofo sloveno attacca Putin, Trump e i nuovi autocrati ostili all’Europa e rivendica il valore del progetto europeo come spazio di solidarietà e visione transnazionale
Il filosofo sloveno Slavoj Žižek, intervenuto ieri nella sala Protomoteca del Campidoglio, ha ribadito il valore dell’Europa come spazio ancora legato all’eredità illuminista della solidarietà verso le vittime. Ha definito senza esitazioni Putin “un fascista”. E lo ha collocato, insieme a Trump, Marine Le Pen e Viktor Orbán, nello stesso fronte di autocrati accomunati dall’ostilità verso l’Europa. Žižek accusa Trump di accelerare il declino degli Stati Uniti con una politica caotica e un imbarbarimento della vita pubblica, trasformando la libertà di parola in un alibi per insultare chi dissente. Contesta poi l’idea che l’Unione Europea sia “morta”. Se lo fosse davvero, osserva, non sarebbe oggetto di attacchi da ogni lato. Ciò che disturba i nuovi nazional-populismi è l’Europa come progetto transnazionale. Un’idea, questa, ancora fedele, pur tra difficoltà, alla visione di un’umanità che condivide la stessa “astronave Terra”. Una lettura forse fin troppo indulgente verso l’Europa, quella proposta dal filosofo sloveno, soprattutto se si considerano i limiti e la farraginosità dell’Unione. Tuttavia, la sua analisi e le sue valutazioni sui protagonisti di questa difficile fase storica risultano di una lucidità rara e, per molti aspetti, pienamente condivisibili.





