Stop a Bologna 30
Il Tar dell’Emilia-Romagna annulla il piano “Bologna Città 30” per carenze nelle motivazioni giuridiche. Scontro politico tra Comune e centrodestra, mentre il sindaco Lepore annuncia che il progetto proseguirà
Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso di due tassisti, sostenuti da Fratelli d’Italia, annullando il piano “Bologna Città 30” e le ordinanze che abbassavano il limite di velocità a 30 km/h. Secondo i giudici, i provvedimenti erano motivati in modo troppo generico e non chiarivano né i presupposti di legge né gli obiettivi concreti, oltre a interessare circa il 70% del territorio cittadino. Il centrodestra esulta e accusa la giunta Lepore di propaganda ideologica; soddisfatto anche il ministro Salvini. Il sindaco Lepore minimizza l’impatto della sentenza, parlando di rilievi burocratici e ribadendo che la “Città 30” andrà avanti con nuovi atti, rivendicando i risultati ottenuti in termini di sicurezza stradale. È evidente che, su questo tema, da entrambe le parti ci sia una forte componente di strumentalizzazione e propaganda politica. Tuttavia, al di là dello scontro, il punto centrale resta la sicurezza stradale, che deve avere sempre la priorità. I limiti di velocità per quanto necessari da soli non bastano. La riduzione della velocità produce effetti reali solo se accompagnata da un controllo costante del territorio. A partire dalla presenza delle forze di polizia locale, oltre che da una segnaletica adeguata e da interventi strutturali sulla viabilità. In assenza di questi elementi, limiti e divieti rischiano di restare misure formali, più che sostanziali. Spesso, infatti, ordinanze e restrizioni vengono utilizzate per giustificare inadempienze, ritardi o carenze della Pubblica Amministrazione. Diventano cioè una scorciatoia rispetto a politiche più complesse e impegnative. Forse questo non è il caso di Bologna, ma è una dinamica che si riscontra frequentemente.





