Iran verso il collasso
Le proteste contro il regime iraniano continuano senza sosta mentre la repressione si intensifica e il Paese affronta blackout digitali e tensioni interne. Crescono le pressioni internazionali e si moltiplicano le indiscrezioni su possibili piani di fuga dei vertici della Repubblica islamica
In Iran proseguono per il tredicesimo giorno consecutivo le manifestazioni contro il regime, alimentate dalla crisi economica e dall’inflazione. Migliaia di persone scendono in piazza in diverse città, con slogan che invocano Reza Pahlavi, atteso negli Stati Uniti per un intervento pubblico. La repressione si fa sempre più dura: secondo Iran Human Rights, almeno 45 manifestanti sono stati uccisi e oltre 2 mila arrestati, mentre si registrano blackout di Internet attribuiti a misure di censura. Il presidente Massoud Pezeshkian invita alla moderazione, pur definendo “rivoltosi” coloro che attaccano obiettivi di sicurezza. Le proteste non raggiungono ancora l’ampiezza del 2022, ma avvengono in un momento di particolare debolezza del regime, con richieste esplicite di dimissioni per Ali Khamenei. Dall’estero aumentano le pressioni: Donald Trump minaccia interventi in caso di violenze. Secondo una relazione citata dal Times, la Guida suprema avrebbe predisposto un piano di fuga per sé e i suoi fedelissimi. Indiscrezioni da Francia e Regno Unito parlano inoltre di richieste di visti e movimenti sospetti di oro e aerei cargo, segnali di un possibile timore di collasso interno. Non è prima volta, però, che il potere degli ayatollah è in affanno e deve fronteggiare rivolte popolari. Sarà questa la volta buona? Speriamo di sì. Il mondo di sicuro non piangerà per un regime retrivo, reazionario, liberticida, misogino e guerrafondaio.





