Iran, tramonto della Repubblica Islamica?
La guerra in Medio Oriente riaccende lo scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran, mentre si profila la possibile fine della Repubblica Islamica dopo 47 anni di potere degli ayatollah. La caduta del regime potrebbe aumentare la sicurezza globale, ma apre forti incognite sulla stabilità interna e su una transizione democratica tutt’altro che garantita.
La guerra in Medio Oriente prosegue tra raid aerei americani e israeliani e la rappresaglia missilistica dell’Iran. Dopo 47 anni, la possibile fine della Repubblica Islamica rappresenta un passaggio storico. In quasi mezzo secolo, gli ayatollah hanno costruito un impero di potere a scapito di un popolo privato di diritti e prospettive. Hanno finanziato milizie terroristiche, alimentato conflitti e rafforzato alleanze con Russia e Cina. Hanno inoltre sfruttato la causa palestinese per ottenere consensi in parte del mondo arabo e occidentale. Come ricorda Federico Rampini, questa dinamica ha contribuito a un’indifferenza globale di fronte ai massacri di migliaia di manifestanti compiuti dal regime lo scorso gennaio. La fine della dittatura religiosa degli ayatollah porrebbe termine a decenni di repressione sistematica e controllo ideologico. Restano però molte incognite sulla futura stabilità del Paese e sulla tutela delle minoranze. Il crollo del clero sciita renderebbe il mondo più sicuro sul piano nucleare e nella lotta al terrorismo. Un aspetto tutt’altro che secondario. Tuttavia, il vuoto di potere lasciato da una struttura così radicata non garantisce una transizione lineare verso la democrazia: il rischio di un salto nel buio resta elevato.





