Iran in fiamme
Repressione durissima in Iran: decine di morti, migliaia di arresti e ospedali al collasso mentre il regime oscura Internet. Crescono gli appelli internazionali e della diaspora per dare voce ai manifestanti
Le proteste esplose il 28 dicembre contro la crisi economica stanno attraversando l’Iran con una repressione senza precedenti. Il regime ha imposto un blackout totale di Internet e telefonia per impedire comunicazioni e nascondere la violenza. Si parla di almeno 65 vittime identificate e oltre 2.300 arresti, ma un medico citato da Time parla di 217 morti solo a Teheran. Gli ospedali della capitale e di Shiraz sono in modalità crisi, con reparti saturi e carenza di chirurghi, mentre molti feriti presentano colpi alla testa e agli occhi. Il procuratore generale ha annunciato che i manifestanti saranno accusati di “moharebeh”, ovvero nemici di Dio, reato punibile con la pena di morte. Dalla diaspora arrivano appelli accorati, mentre sui social si diffonde la protesta simbolica delle donne che accendono sigarette da immagini in fiamme dell’Ayatollah Khamenei. L’impressione è che il regime degli ayatollah stia mai come adesso vacillando, ma resta ancora ben saldo al potere. A meno che non ci sia una spinta dall’esterno. In pratica, si guarda a cosa farà Trump, che per ora minaccia ma ancora è incerto sul da farsi.





