Fine di una campagna tossica
La campagna referendaria si chiude dopo settimane di toni esasperati e accuse fuori misura. Ora la parola torna agli elettori, con la speranza che prevalga l’interesse del Paese
La campagna referendaria è finalmente giunta al termine, dopo settimane segnate da uno scontro mai così divisivo e feroce. I toni sono stati talmente allarmistici da risultare spesso distorti e fuorvianti. Si è evocato di tutto, dalle minacce alla democrazia ai rischi per la Costituzione e per la convivenza civile. Nel crescendo di accuse incrociate, chi voterà Sì è stato dipinto come complice dei mafiosi. Chi voterà No, invece, è stato associato al sistema delle correnti della magistratura, definito addirittura “paramafioso”. Naturalmente, nulla di tutto questo corrisponde alla realtà. Si chiude così una sorta di guerra di religione, fatta di slogan e paure, che ha oscurato il merito della riforma. Domenica si voterà e lunedì si conoscerà l’esito. L’auspicio, al di là del risultato, è che a vincere sia il Paese.





