Capotreno ucciso: killer fermato
Arrestato a Desenzano il presunto assassino di Alessandro Ambrosio: il trentaseienne croato, già colpito da ordini di espulsione e recidivo nel porto di armi bianche, è accusato di omicidio per motivi abietti
L’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna ha portato all’arresto del trentaseienne croato Marin Jelenic, fermato a Desenzano del Garda mentre tentava di fuggire in Austria. La Procura contesta l’aggravante dei motivi abietti e la pericolosità di aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie. Dalle indagini emerge un profilo inquietante: l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, era destinatario di un ordine di allontanamento emesso dal Prefetto di Milano dopo essere stato trovato armato di coltello lo scorso dicembre. Nonostante i numerosi controlli subiti nel 2025 in varie stazioni italiane, Jelenic ha continuato a gravitare sulla rete ferroviaria. Dopo il delitto, ha attraversato il Nord Italia spostandosi tra Fiorenzuola e Milano, dove ha persino dormito nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda. Lo hanno infine rintracciato grazie alle telecamere di sorveglianza e alla segnalazione di un passeggero. Al momento del fermo, era nuovamente in possesso di due coltelli. L’omicidio del capotreno a Bologna è una vicenda tragica che grida vendetta. Com’è possibile che un individuo già noto alle forze dell’ordine, armato e destinatario di un ordine di allontanamento, potesse circolare ancora liberamente nel nostro Paese? È la prova evidente che il sistema attuale non funziona e che la sicurezza in Italia continua a fare acqua. Non è una questione di schieramento politico, ma di tutela elementare dell’incolumità dei cittadini. Su questo fronte, il Governo Meloni deve agire con più coraggio e speditezza: serve che i provvedimenti di espulsione e controllo diventino efficaci e immediati, non restino solo burocrazia sulla carta. Proteggere chi lavora e chi viaggia deve essere una priorità assoluta, oltre ogni ideologia.





