Vita divorante: il coraggio di bruciare per qualcosa
“Divorante” non significa frenetica. Non è l’ansia da prestazione travestita da ambizione. È piuttosto l’opposto della vita tiepida. È scegliere qualcosa che valga il rischio di fallire. Perché senza difficoltà da vincere non esiste crescita, solo intrattenimento
C’è una frase che non consola, non accarezza, non promette equilibrio ma brucia. «A me occorre una vita divorante…». Quando Simone de Beauvoir scrive così, non sta cercando serenità: sta dichiarando fame. Fame di senso, di azione, di opere da compiere.
Oggi ci hanno educati a desiderare vite sostenibili, possibilmente instagrammabili, ben bilanciate tra lavoro, palestra e aperitivo. Ma dentro molti giovani, e non solo, pulsa altro: il bisogno di una meta che faccia tremare le ginocchia. Non un hobby, non un passatempo. Una direzione capace di chiedere tutto.
“Divorante” non significa frenetica. Non è l’ansia da prestazione travestita da ambizione. È piuttosto l’opposto della vita tiepida. È scegliere qualcosa che valga il rischio di fallire. Perché senza difficoltà da vincere non esiste crescita, solo intrattenimento.
Il paradosso è che abbiamo più possibilità di qualunque generazione precedente, eppure meno slancio. Temiamo di sbagliare scelta, di restare indietro, di non essere abbastanza. Così rimaniamo in prova generale permanente. Ma una vita in modalità “bozza” non divora nulla, al massimo consuma tempo.
Una meta autentica, invece, ci costringe a prendere posizione. Non per diventare eroi, ma per diventare interi. Spendermi, diceva ancora Simone de Beauvoir. Verbo scomodo: implica perdita, fatica, esposizione. Eppure solo ciò che si spende genera valore. Il talento trattenuto marcisce; quello rischiato si trasforma.
Forse il punto non è “avere successo”, ma avere un’opera. Qualcosa che, se anche non cambierà il mondo, cambierà noi mentre la costruiamo. Un progetto, una causa, una vocazione, perfino una relazione vissuta senza calcoli.
La domanda allora non è “come faccio a stare tranquillo?”, ma: per cosa sono disposto a bruciarmi un po’? E se invece del “per cosa sono disposto a bruciarmi, sostituissimo “per chi”..?
Perché una vita che non divora niente, alla fine, cosa lascia di sé?







