scritto da Gennaro Pierri - 27 Marzo 2026 08:10

Via Crucis: il rito più frainteso (che in realtà ti riguarda da vicino)

La forza della Via Crucis non è religiosa in senso stretto: è strutturale. Ti allena a reggere il reale senza semplificarlo. Ti insegna che alcune croci non si spiegano, ma si portano

La Via Crucis è stata fraintesa per anni.

Scambiata per devozione triste, ripetitiva, quasi da archiviare. In realtà è qualcosa di molto più radicale: un percorso costruito nei secoli per non farti saltare il dolore. Nasce dal desiderio concreto di ripercorrere gli ultimi passi di Gesù, quando i pellegrini non potevano arrivare a Gerusalemme. Così qualcuno ha avuto un’intuizione geniale: trasformare una storia in un cammino. Non da ascoltare, ma da attraversare. Quattordici stazioni. Non una meditazione vaga, ma una sequenza obbligata: ingiustizia, peso, cadute, incontri brevi, esposizione pubblica, fine. Nessun taglio, nessuna accelerazione. È questo il punto: la Via Crucis ti impedisce di saltare. E qui diventa attuale.

Perché noi viviamo saltando. Evitiamo i passaggi lenti, nascondiamo le cadute, editiamo il dolore. La Via Crucis invece ti educa a stare. Non a capire tutto, ma a non scappare subito.

È qui che diventa interessante farla davvero, non per abitudine. Perché ti costringe a riconoscere una cosa semplice e dura: la vita non è solo ciò che funziona. E se non impari ad attraversare ciò che non funziona, prima o poi ti travolge. La forza della Via Crucis non è religiosa in senso stretto: è strutturale. Ti allena a reggere il reale senza semplificarlo. Ti insegna che alcune croci non si spiegano, ma si portano. E che, a volte, basta un incontro — anche minimo — per non crollare del tutto. Non è un rito per chi ha già capito. È per chi ha il coraggio di guardare. Alla fine, la provocazione è semplice e scomoda: vuoi davvero una vita senza stazioni… o sei pronto ad attraversarle senza fingere che non esistano?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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