scritto da Gennaro Pierri - 20 Marzo 2026 10:36

Venerdì di Quaresima: Non mangi carne. E poi?

Il venerdì allora diventa una lente: rivela le nostre dipendenze. Perché il digiuno funziona così:  toglie qualcosa per mostrarti cos’altro riempie quello spazio

I venerdì di Quaresima rischiano di diventare il gesto più frainteso del cristianesimo contemporaneo: preciso, rispettato (forse)… e completamente svuotato. Perché sì, rinunciamo alla carne (e ribadisco forse) ma continuiamo a consumare tutto il resto senza misura.

Eppure questa pratica non nasce da un divieto alimentare. Nasce da una memoria: il venerdì è il giorno in cui Gesù Cristo dona la sua vita. E la Chiesa, da sempre, risponde con un gesto concreto, visibile, quasi “fisico”: ridurre, semplificare, togliere. Non per mortificare il corpo, ma per risvegliare il cuore. Il problema è che abbiamo mantenuto il gesto, ma perso la domanda. Digiuniamo dalla carne, ma non da ciò che davvero ci consuma: bisogno di approvazione, parole aggressive, dipendenza dal giudizio degli altri, rumore continuo.

Il venerdì allora diventa una lente: rivela le nostre dipendenze. Perché il digiuno funziona così: toglie qualcosa per mostrarti cos’altro riempie quello spazio.

E qui arriva il punto decisivo: il digiuno cristiano non è mai fine a sé stesso. È relazione. Nella tradizione, ciò che non consumi non è “risparmiato”, ma condiviso. Meno per te, più per qualcuno. Meno rumore, più ascolto. Meno io, più spazio per l’altro. Senza questo passaggio, resta solo una pratica vuota. Forse dovremmo smettere di chiederci “posso mangiarlo?” e iniziare a chiederci “di cosa sono pieno?”. Perché il rischio non è infrangere una regola. È non accorgersi di ciò che ci tiene in pugno. E allora il venerdì cambia volto: non più un piccolo sacrificio settimanale, ma un allenamento alla libertà.

La domanda, alla fine, è semplice e spietata: se oggi togliessi davvero ciò che ti domina… cosa resterebbe di te?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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