scritto da Gennaro Pierri - 16 Febbraio 2026 10:02

Spegni gli occhi, accendi l’anima

Viviamo nell’epoca dell’iperstimolazione. I social, da Instagram a TikTok, sono progettati per catturare i nostri occhi. Le notifiche sono studiate per risvegliare il nostro sistema dopaminico. Il risultato? Siamo diventati eccellenti reattori, ma pessimi interpreti. Reagiamo a tutto, comprendiamo poco

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C’è un momento, quasi impercettibile, in cui ti accorgi che stai guardando tutto ma non stai vedendo niente. Scrolli, ascolti, tocchi, consumi immagini a una velocità che nessun essere umano, prima di noi, aveva mai sperimentato. Eppure ti senti più confuso che informato, più stanco che nutrito. Forse il problema non è quello che vediamo. È come vediamo.

“Inizia a percepire con i sensi interni e non più con i sensi esterni.” Non è un invito mistico da santone new age. È una necessità di sopravvivenza culturale.

Viviamo nell’epoca dell’iperstimolazione. I social, da Instagram a TikTok, sono progettati per catturare i nostri occhi. Le notifiche sono studiate per risvegliare il nostro sistema dopaminico. Il risultato? Siamo diventati eccellenti reattori, ma pessimi interpreti. Reagiamo a tutto, comprendiamo poco.

Percepire con i sensi interni significa spostare il baricentro. Non chiederti solo “cosa sta succedendo?”, ma “cosa sta succedendo dentro di me mentre succede?”. È un cambio di prospettiva radicale. Non è chiudere il mondo fuori, ma smettere di lasciare che sia il mondo a decidere chi sei.

Il filosofo Blaise Pascal scriveva che “tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: dal non saper restare in una stanza da soli”. Oggi quella stanza è diventata uno schermo luminoso. Restarci senza scappare, senza distrarti, senza anestetizzarti: ecco l’atto rivoluzionario.

I sensi esterni ti dicono che qualcosa è virale. I sensi interni ti chiedono: è vero? È giusto? È mio?
I sensi esterni misurano il rumore. I sensi interni misurano il significato.

Allenare questa percezione richiede coraggio. Significa tollerare il silenzio. Significa accettare che non tutte le emozioni siano immediatamente condivisibili. Significa, a volte, dire “non lo so” invece di prendere posizione in cinque secondi per paura di restare fuori dalla conversazione.

Ma c’è di più. Quando inizi a usare i sensi interni, cambia anche il modo in cui guardi gli altri. Non li riduci più a un post, a una frase, a un errore. Ti chiedi cosa li muove, cosa li ferisce, cosa li spinge a parlare. È empatia, ma più profonda: è immaginazione morale.

In un mondo che ti vuole sempre acceso, percepire dall’interno è un atto di libertà. È riprendersi il diritto di sentire prima di reagire, di comprendere prima di giudicare, di scegliere prima di cliccare.

Forse la vera maturità non è accumulare informazioni, ma sviluppare un centro. Un luogo interiore da cui guardare il mondo senza esserne travolti.

La domanda allora non è quante cose hai visto oggi. La domanda è: quante le hai davvero sentite?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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