Sette chiese e un cuore distratto: il Giovedì santo che non ci basta più
Entriamo in chiesa, sì. Ma restiamo fuori da quel gesto. Non ci riguarda—pensiamo. E invece è proprio lì che tutto si gioca: non in quante chiese visiti, ma in quanto sei disposto a lasciarti smontare
Li vedi entrare e uscire a flusso continuo. Profumo addosso, telefono in mano, un’occhiata all’altare e via. Il Giovedì santo, per molti, è questo: sette chiese in sequenza, come tappe di una maratona gentile. Ma la verità è scomoda: ci muoviamo tanto, ma andiamo poco lontano.
Perché questa tradizione, nata come pellegrinaggio vero, oggi rischia di diventare un rito anestetizzato. Non per cattiveria—per abitudine. Si fa perché “si è sempre fatto”. Ma il Vangelo di questa sera non parla di abitudini: parla di un Dio che si inginocchia e lava piedi che puzzano di strada e di tradimento.
Questo è il punto che evitiamo.
Entriamo in chiesa, sì. Ma restiamo fuori da quel gesto. Non ci riguarda—pensiamo. E invece è proprio lì che tutto si gioca: non in quante chiese visiti, ma in quanto sei disposto a lasciarti smontare.
Perché lavare i piedi oggi significa una cosa precisa: abbassarti dove non vuoi, servire chi non ti conviene, restare quando sarebbe più facile sparire.
E allora forse il problema non è lo “struscio”. È lo sguardo. Puoi fare sette chiese e vivere un pellegrinaggio autentico. Oppure farne una sola e restare impermeabile.
La differenza la fa una domanda che brucia: io, oggi, chi sto servendo davvero?
Se non trovi una risposta, puoi continuare a camminare quanto vuoi.
Ma non stai andando da nessuna parte.







