scritto da Gennaro Pierri - 23 Febbraio 2026 11:03

Quando la fiamma si spegne e noi restiamo con cosa?

Le Olimpiadi finiscono. La tua possibilità di cambiare resta aperta ogni singolo giorno

E’ finita. La corsa delle slitte, i salti sospesi, i visi segnati dal gelo, le telecamere che rincorrevano ogni battito del cuore. Le Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026 si sono concluse, gli atleti sono tornati a casa, i riflettori spenti. E mentre il mondo tira un respiro e passa oltre, resta un dubbio silenzioso: che cosa è cambiato davvero? E a chi, di tutto questo, è importato qualcosa che duri oltre il podio?

Un grande show non garantisce un grande impatto. Le Olimpiadi sono l’evento più visibile di un’epoca in cui tutto è istantaneo e niente sembra eterno. Ogni due anni (estate o inverno) riempiamo schermi e feed di medaglie, record, bandiere che sventolano, inni che risuonano. Poi, appena finisce la cerimonia di chiusura, finisce che dimentichiamo persono volti e storie degli atleti che hanno gareggiato.

Eppure, in quelle piste ghiacciate e in quei salti aeree c’è qualcosa di più potente di una medaglia: la tensione tra ciò che desideriamo e ciò che siamo disposti a fare per ottenerlo. Quegli atleti non gareggiano solo contro gli altri: gareggiano contro la loro paura, la loro stanchezza, i loro limiti. E lo fanno in pubblico, con il mondo che osserva.

E allora più che chiedersi “quanti ori ha vinto il tuo Paese?” bisognerebbe chiedersi: cosa impariamo guardando qualcuno che si rialza sei volte su dieci prima di vincere la settima? Perché lì, nell’imperfezione, c’è una lezione che non appare nei titoli di cronaca.

Questa Olimpiade ci ha consegnato due immagini potenti: la spinta verso l’eccellenza, e l’inevitabile fragilità che essa comporta. Ci ha ricordato che ogni salto, ogni curva, ogni traguardo, è innanzitutto un dialogo con se stessi.

E allora, quando spegniamo la TV e torniamo alle nostre vite “normali”, la vera domanda è un’altra: riusciamo a tenere accesa quella fiamma interiore anche senza pubblico, senza podi? O siamo destinati a vincere solo quando abbiamo un pubblico ad applaudirci?

Perché se l’Olimpiade si spegne lì fuori, la domanda è: possiamo permetterci che si spenga anche dentro di noi? E se la risposta fosse sì… allora davvero non abbiamo capito nulla di ciò che quei Giochi volevano dirci.

Le Olimpiadi finiscono. La tua possibilità di cambiare resta aperta ogni singolo giorno. La domanda, adesso, sei tu a doverla fare: cosa farai tu, quando nessuno sta guardando?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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