scritto da Gennaro Pierri - 04 Marzo 2026 08:10

Quando Cenerentola perde la scarpa

La cultura contemporanea ci educa al controllo: pianifica, proteggiti, non sbagliare. Ma nessuna trasformazione autentica avviene senza attrito. Quando ti innamori perdi certezze. Quando scegli un lavoro perdi alternative. Quando dici la verità perdi consenso. Ogni crescita comporta una sottrazione

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C’è sempre un momento, nella vita, in cui perdi la scarpa. Non perché sei sbadata. Non perché il destino è crudele. Ma perché stai correndo verso qualcosa che desideri davvero.

La storia di Cenerentola la conosciamo tutti: la ragazza umiliata che per una notte diventa regina del ballo, conquista il principe e cambia destino. Ma il dettaglio decisivo non è il vestito, né la carrozza, né il principe. È la scarpa perduta. Senza quella perdita, la favola finirebbe a mezzanotte con un’illusione dissolta.

E se fosse proprio questo il punto?

Viviamo in un’epoca che ci chiede di arrivare impeccabili: curriculum perfetto, relazioni perfette, foto perfette. Guai a perdere qualcosa. Guai a mostrare una crepa. Eppure, nella narrazione più famosa dell’infanzia occidentale, la svolta accade grazie a un errore, a una caduta, a un oggetto smarrito.

Perdere la scarpa significa esporsi. Lasciare una traccia. Accettare che nel passaggio tra chi eri e chi stai diventando qualcosa si rompa. È il prezzo del cambiamento.

La cultura contemporanea ci educa al controllo: pianifica, proteggiti, non sbagliare. Ma nessuna trasformazione autentica avviene senza attrito. Quando ti innamori perdi certezze. Quando scegli un lavoro perdi alternative. Quando dici la verità perdi consenso. Ogni crescita comporta una sottrazione.

Cenerentola non perde la scarpa perché è distratta. La perde perché sta uscendo da un sistema che la teneva al buio. Sta correndo fuori da una prigione. La scarpa resta lì come prova che è esistita un’altra possibilità.

Forse il vero problema non è perdere qualcosa. È non avere mai avuto il coraggio di correre abbastanza forte da rischiare di farlo.

E allora la domanda non è: “Come faccio a non perdere la scarpa?”.
La domanda è: “Per cosa sono disposto a perderla?”.

Perché se nella tua vita tutto è sempre al suo posto, forse non stai andando da nessuna parte.

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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