scritto da Gennaro Pierri - 05 Aprile 2026 10:32

Pasqua è pericolosa (per questo preferiamo la Pasquetta)

La Pasquetta è innocua. Non ti chiede niente. Non ti guarda dentro. Non ti costringe a riaprire nulla. La Pasqua sì

Il momento più sincero della Pasqua non è in chiesa. È a tavola, quando qualcuno, con la bocca ancora piena, chiede: “Oh, ma domani dove andiamo?”. Fine della festa!

Perché se la prima preoccupazione è il lunedì, vuol dire che la domenica non è mai iniziata davvero.

Diciamolo senza giri: la Pasqua ci mette a disagio. Non perché sia difficile da capire, ma perché è difficile da accettare. Non parla di valori, parla di un fatto: Gesù è risorto! Uno che, se fosse anche solo lontanamente vero, cambierebbe tutto: ciò che è finito potrebbe non esserlo. E qui scatta il cortocircuito. Perché noi siamo diventati bravissimi a gestire le cose finite. Relazioni archiviate, errori etichettati, persone liquidate con un “amen”. Funziona: soffri meno, controlli di più, vai avanti. Pasqua invece rompe il sistema. Dice: e se ti fossi sbagliato? E se quella storia non fosse chiusa? E se anche tu non fossi “quello lì” che ormai ti sei convinto di essere? Capisci perché preferiamo pensare alla brace.

La Pasquetta è innocua. Non ti chiede niente. Non ti guarda dentro. Non ti costringe a riaprire nulla. La Pasqua sì. E allora la trasformiamo in un passaggio tecnico: pranzo, dolce, digestivo, via. Ma la verità — quella che evitiamo con eleganza — è un’altra: non è che non crediamo. È che intuiamo cosa implicherebbe crederci davvero. Perché se anche solo una cosa morta può tornare viva, allora niente è definitivamente perso. E questo non consola.

Questo ti mette in crisi. Allora la domanda vera non è cosa festeggiamo. È molto più scomoda: sei disposto a vivere come se davvero qualcosa potesse ricominciare?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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