scritto da Gennaro Pierri - 13 Febbraio 2026 09:47

Non rumore ma radici: la rivoluzione silenziosa che ci manca

Il rumore è seducente perché è immediato. Ti fa sentire presente, visibile, parte del flusso. Ma le radici lavorano al contrario: sono invisibili, lente, profonde

albero radici

Siamo diventati bravissimi a fare rumore.
Notifiche, opinioni istantanee, indignazioni a tempo, reel da quindici secondi che spiegano il mondo meglio di un trattato. Viviamo nell’epoca in cui tutto vibra, ma quasi nulla mette radici.

Eppure, se c’è una cosa che la storia insegna, è che ciò che dura non fa rumore mentre nasce.

Pensiamo a “Il Signore degli Anelli”: non è un inno alla potenza, ma alla perseveranza. L’anello non si distrugge con un tweet, ma con un cammino. Oppure guardiamo a Mahatma Gandhi: la sua forza non era volume, era coerenza quotidiana. La radice, appunto.

Il rumore è seducente perché è immediato. Ti fa sentire presente, visibile, parte del flusso. Ma le radici lavorano al contrario: sono invisibili, lente, profonde. Non si esibiscono, sostengono. E senza radici, anche l’albero più scintillante crolla al primo vento serio.

“Non rumore ma radici” non è un invito al silenzio passivo. È una provocazione attiva. Significa scegliere di studiare quando nessuno ti applaude. Costruire relazioni vere invece di collezionare contatti. Allenare il carattere mentre tutti allenano l’immagine.

In un mondo che misura tutto in visualizzazioni, le radici non fanno numeri. Fanno identità.

C’è una parola che oggi spaventa: profondità. Perché richiede tempo. E il tempo è l’unica cosa che non si può scrollare. Ma è lì che si forma il pensiero critico, la libertà interiore, la capacità di non essere trascinati dall’ultima ondata emotiva.

Le radici sono anche memoria. Senza memoria diventiamo foglie mosse dal vento delle tendenze. Con memoria diventiamo alberi capaci di dare ombra. E forse è questo il punto: non vivere per essere notati, ma per essere necessari.

La vera ribellione, oggi, non è gridare più forte. È scegliere di crescere più in profondità.

La domanda allora non è “mi stanno ascoltando?”, ma “sto costruendo qualcosa che reggerà?”.
Perché quando il rumore si spegne – e si spegne sempre – restano solo le radici.

E tu, stai facendo eco… o stai mettendo radici?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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