scritto da Gennaro Pierri - 27 Febbraio 2026 10:14

Le scorciatoie ti fanno perdere il paesaggio

Non si tratta di demonizzare la tecnologia o l’efficienza. Si tratta di scegliere quando accelerare e quando restare. Di capire che alcune strade vanno percorse lente

sentiero montaga

La scorciatoia è seducente. Ti promette di arrivare prima, di faticare meno, di saltare la fila. È l’icona che clicchi invece di leggere, il riassunto invece del libro, il “come diventare…” in tre mosse. Viviamo nell’epoca del percorso rapido: consegne in giornata, video da trenta secondi, relazioni che si consumano in chat. Ma c’è una domanda che non facciamo quasi mai: cosa perdiamo quando arriviamo prima?

Chiunque abbia camminato su un sentiero di montagna lo sa: il panorama non è solo in cima. È nelle soste, nel fiato corto, nei sassi che scivolano sotto le scarpe. Se tagli per la strada asfaltata, forse arrivi prima, ma il paesaggio lo hai attraversato senza vederlo. E la vita funziona allo stesso modo.

Abbiamo trasformato la velocità in valore morale. Se sei rapido, sei bravo. Se impieghi tempo, sei lento. Eppure le cose che contano, imparare davvero, amare sul serio, costruire competenze solide,  hanno bisogno di attrito. La neuroscienza lo conferma: la memoria profonda nasce dalla ripetizione e dall’errore, non dal copia-incolla. L’esperienza, non l’accelerazione, crea significato.

Le scorciatoie non sono solo strumenti: sono una mentalità. Ti convincono che il risultato sia tutto e il processo un fastidio. Ma è nel processo che diventiamo qualcuno. Pensiamo agli atleti che ammiriamo: nessuno arriva sul podio per caso. Dietro ogni successo c’è un tempo lungo, invisibile, fatto di allenamenti che non fanno notizia. È lì che si forma il carattere.

Il paradosso è questo: la scorciatoia ti fa risparmiare minuti e ti ruba anni. Perché ciò che non attraversi non ti attraversa. Se eviti la fatica, eviti anche la trasformazione. E allora ti ritrovi con traguardi raggiunti ma identità fragili, con obiettivi spuntati ma poca sostanza sotto.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia o l’efficienza. Si tratta di scegliere quando accelerare e quando restare. Di capire che alcune strade vanno percorse lente, perché è lì che si impara a guardare. Forse la vera rivoluzione, oggi, è resistere alla tentazione del “subito”.

La prossima volta che ti offriranno una scorciatoia, chiediti: voglio arrivare prima o voglio diventare di più? Perché, alla fine, non è la meta che ci cambia. È il paesaggio che abbiamo avuto il coraggio di attraversare.

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.