scritto da Gennaro Pierri - 06 Marzo 2026 08:03

Le parole che non spiegano: colpiscono

Le parole vuote fanno scena. Le parole vere fanno silenzio. E il paradosso è questo: più il nostro tempo produce linguaggio, più diventa difficile dire qualcosa che resti. Parliamo continuamente, ma raramente rischiamo davvero una parola autentica

Non tutte le parole servono a capire qualcosa. Alcune servono a cambiare direzione.

Succede all’improvviso. Una frase ascoltata distrattamente diventa una specie di scheggia nella memoria. Non la dimentichi più. Non perché fosse particolarmente bella. Ma perché ti ha centrato.

Pensateci: la maggior parte delle parole che incontriamo ogni giorno evapora. Messaggi, titoli, commenti, slogan. Scorrono come acqua sul vetro. Le leggiamo, ma non restano.

Poi, ogni tanto, una parola fa qualcosa di diverso. Non passa. Entra.

Forse perché arriva nel momento giusto. Forse perché chi la pronuncia non sta recitando una parte. O forse perché, senza accorgercene, stavamo aspettando proprio quella frase.

Chi lavora con i giovani lo vede chiaramente. Non si lasciano impressionare dalle frasi perfette. Hanno un istinto quasi brutale per riconoscere quando qualcuno parla davvero e quando sta solo usando parole ben confezionate.

Le parole vuote fanno scena. Le parole vere fanno silenzio. E il paradosso è questo: più il nostro tempo produce linguaggio, più diventa difficile dire qualcosa che resti. Parliamo continuamente, ma raramente rischiamo davvero una parola autentica. Perché una parola autentica espone. Non è neutrale. Non è protetta. Porta dentro un pezzo di chi la dice. E forse è proprio questo che la rende potente: quando qualcuno parla mettendoci dentro la propria esperienza, non sta solo comunicando. Sta consegnando qualcosa.

Nel mare di frasi che consumiamo ogni giorno, le parole che ci cambiano sono poche. Ma hanno tutte una caratteristica in comune: non cercano di impressionarti. Cercano di dirti la verità.

La domanda, allora, non riguarda solo chi scrive o chi parla in pubblico. Riguarda tutti noi.

Quando apriamo bocca, o quando pubblichiamo qualcosa online, stiamo aggiungendo rumore al mondo? Oppure stiamo provando, almeno una volta ogni tanto, a dire una parola che potrebbe davvero toccare qualcuno?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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