scritto da Gennaro Pierri - 17 Gennaio 2026 09:32

La scuola non è Formula 1: riflessioni semiserie a fine quadrimestre

Mentre il primo quadrimestre volge al termine e la tensione sale in classi e famiglie, un coordinatore rivolge ai genitori un messaggio tra il serio e l’ironico: i voti non definiscono il futuro, il sonno vale più delle ansie, lo studio “dal vivo” resta insostituibile e un po’ di leggerezza aiuta tutti a restare in pista. Un promemoria per affrontare le pagelle con realismo, fiducia e qualche sorriso

Come articolo di oggi mi piace condividere con i miei lettori quanto ho trasmesso ai genitori degli alunni delle classi di cui sono coordinatore. Un invito che penso sia utile un po’ a tutti.

Ci avviciniamo alla fine del primo quadrimestre e mi permetto di condividere con voi alcune brevi riflessioni, tra il serio e il (leggermente) ironico. Questo è un periodo di grande stress per gli alunni come per i docenti! Tutti, per la propria parte, stanno dando il massimo per portare a casa risultati dignitosi e, possibilmente, senza danni permanenti.

Ai genitori va un grazie particolare: sostenere i ragazzi in queste settimane non è semplice, ma il vostro supporto è fondamentale (e spesso eroico). Un voto non in linea con le aspettative non è una “condanna a vita” né l’inizio di una carriera criminale: è semplicemente la fotografia di una prestazione in un determinato momento, in condizioni precise e in una fase specifica del percorso di crescita.

Nulla è definitivo: tutto è migliorabile con impegno, metodo, costanza e, diciamolo, anche con un po’ di sano sacrificio. La scuola non è una gara di Formula 1: a volte si accelera, a volte si rallenta, l’importante è restare in pista. In questo periodo vi chiedo un’attenzione speciale al ritmo del sonno dei ragazzi: dormire poco non rende più intelligenti, rende solo più nervosi (ragazzi e adulti compresi). Incoraggiateli: hanno tutte le potenzialità per crescere, brillare e sorprendere, spesso prima sé stessi che noi. Abbiamo a che fare con ragazzi sempre connessi, capaci di sopportare qualsiasi interrogazione ma non l’idea di una batteria del loro telefonino sotto il 30%.

Vi invito a incoraggiarli a coltivare anche rapporti “dal vivo” con amici e amiche. Io sono cresciuto in un’altra epoca, quando non esistevano i cellulari e si andava a studiare a casa degli amici, muniti di quaderni, penne e merendine (ma se le merendine fanno male allora va bene anche una tagliata di frutta, il vecchio e intramontabile panino con la mortadella, una bistecca, che ne so io….).

Il confronto reale aiuta a stemperare le tensioni, a scambiarsi strategie di studio e ad arricchirsi umanamente e culturalmente. Anche solo mezz’ora di studio insieme, davanti a un quaderno e non a uno schermo, può fare miracoli… il telefono può sopravvivere anche lontano dal tavolo di studio. Per i genitori: preparate secchi per lacrimazioni torrenziali dei vostri figli alla vista delle pagelle e per noi docenti armature a prova di bombe.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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