La scuola non è Formula 1: riflessioni semiserie a fine quadrimestre
Mentre il primo quadrimestre volge al termine e la tensione sale in classi e famiglie, un coordinatore rivolge ai genitori un messaggio tra il serio e l’ironico: i voti non definiscono il futuro, il sonno vale più delle ansie, lo studio “dal vivo” resta insostituibile e un po’ di leggerezza aiuta tutti a restare in pista. Un promemoria per affrontare le pagelle con realismo, fiducia e qualche sorriso
Come articolo di oggi mi piace condividere con i miei lettori quanto ho trasmesso ai genitori degli alunni delle classi di cui sono coordinatore. Un invito che penso sia utile un po’ a tutti.
Ci avviciniamo alla fine del primo quadrimestre e mi permetto di condividere con voi alcune brevi riflessioni, tra il serio e il (leggermente) ironico. Questo è un periodo di grande stress per gli alunni come per i docenti! Tutti, per la propria parte, stanno dando il massimo per portare a casa risultati dignitosi e, possibilmente, senza danni permanenti.
Ai genitori va un grazie particolare: sostenere i ragazzi in queste settimane non è semplice, ma il vostro supporto è fondamentale (e spesso eroico). Un voto non in linea con le aspettative non è una “condanna a vita” né l’inizio di una carriera criminale: è semplicemente la fotografia di una prestazione in un determinato momento, in condizioni precise e in una fase specifica del percorso di crescita.
Nulla è definitivo: tutto è migliorabile con impegno, metodo, costanza e, diciamolo, anche con un po’ di sano sacrificio. La scuola non è una gara di Formula 1: a volte si accelera, a volte si rallenta, l’importante è restare in pista. In questo periodo vi chiedo un’attenzione speciale al ritmo del sonno dei ragazzi: dormire poco non rende più intelligenti, rende solo più nervosi (ragazzi e adulti compresi). Incoraggiateli: hanno tutte le potenzialità per crescere, brillare e sorprendere, spesso prima sé stessi che noi. Abbiamo a che fare con ragazzi sempre connessi, capaci di sopportare qualsiasi interrogazione ma non l’idea di una batteria del loro telefonino sotto il 30%.
Vi invito a incoraggiarli a coltivare anche rapporti “dal vivo” con amici e amiche. Io sono cresciuto in un’altra epoca, quando non esistevano i cellulari e si andava a studiare a casa degli amici, muniti di quaderni, penne e merendine (ma se le merendine fanno male allora va bene anche una tagliata di frutta, il vecchio e intramontabile panino con la mortadella, una bistecca, che ne so io….).
Il confronto reale aiuta a stemperare le tensioni, a scambiarsi strategie di studio e ad arricchirsi umanamente e culturalmente. Anche solo mezz’ora di studio insieme, davanti a un quaderno e non a uno schermo, può fare miracoli… il telefono può sopravvivere anche lontano dal tavolo di studio. Per i genitori: preparate secchi per lacrimazioni torrenziali dei vostri figli alla vista delle pagelle e per noi docenti armature a prova di bombe.







