La quaresima: il deserto necessario, ovvero la crisi che ci salva (anche se non lo sappiamo)
Il popolo d’Israele attraversa il deserto prima di entrare nella terra promessa. Gesù stesso, prima di iniziare la sua missione pubblica, viene condotto nel deserto per quaranta giorni. Non è una fuga, è un allenamento
C’è un momento in cui tutto tace. I messaggi non arrivano, le certezze si sbriciolano, le amicizie sembrano lontane, Dio – per chi crede – è silenzioso. È il deserto. E no, non è una disgrazia: è una tappa obbligata.
La tradizione biblica lo racconta senza sconti. Il popolo d’Israele attraversa il deserto prima di entrare nella terra promessa. Gesù stesso, prima di iniziare la sua missione pubblica, viene condotto nel deserto per quaranta giorni. Non è una fuga, è un allenamento. La Quaresima – sì, siamo in Quaresima anche se il calendario delle stories non lo segnala – non è una parentesi triste: è una palestra.
Il punto è questo: noi vogliamo la terra promessa senza attraversare la sabbia. Vogliamo risultati senza crisi, maturità senza conflitto, relazioni profonde senza passare dal rischio di perderle. Ma ogni crescita autentica passa da una frattura. Le crisi non sono incidenti di percorso: sono il percorso.
Il deserto ti spoglia. Ti toglie il superfluo, ti costringe a fare i conti con ciò che sei quando non performi, quando non piaci, quando non controlli. È il luogo dove scopri se la tua identità è costruita sui like o su qualcosa di più solido. E questo vale per tutti: credenti, agnostici, disillusi.
Viviamo in un’epoca che anestetizza il dolore. Se qualcosa scricchiola, cambiamo. Se una relazione fatica, sostituiamo. Se un lavoro pesa, scappiamo. Ma il deserto non si aggira: si attraversa. E attraversarlo significa restare. Restare nelle domande, nelle notti lunghe, nelle scelte scomode.
Paradossalmente, è proprio lì che accade il miracolo. Non quello spettacolare, ma quello decisivo: inizi a distinguere l’essenziale dall’accessorio. Scopri che puoi sopravvivere a ciò che temevi ti avrebbe distrutto. E che dentro la fragilità si nasconde una forza che non sapevi di avere.
La Quaresima allora non è un rito per devoti nostalgici. È un invito universale: fermati, fai spazio, accetta la tua crisi. Non per compiacerla, ma per lasciarti trasformare. Perché il deserto non è l’ultima parola. È il passaggio.
La domanda vera non è se attraverseremo un deserto. La domanda è: quando arriverà, avremo il coraggio di non scappare?







