scritto da Tina Contaldo - 05 Aprile 2026 07:07

La Pasqua greco ortodossa e la resurrezione del divino in ognuno di noi

La domenica si festeggiava per strada. Lungo le strade nei piccoli paesi in Grecia ci sono tantissimi spiedi con agnelli, cibo in abbondanza, usanze poco vegane ma che ti facevano ritrovare il senso della famiglia e dell’amicizia

La Grecia, i suoi monti, il mare, le grotte ed i paesini che si avviluppano sulle montagne a grande distanza gli uni dagli altri; ma ancora i fiori d’arancio sui muri degli arxodikà, le case più antiche dove vivevano i Greci di un tempo, quelli della dittatura, della diaspora, in pietra e legno, con tappeti filati, le tazzine in policarbonato, una plastica non usa e getta ma utile a chi si affaccendava in casa a preparare il caffe ellinikò con i kuluria, tipici biscotti fatti in casa dalle mamme greche al mattino insieme al formaggio fritto e latte fresco.

Tutti ci svegliavamo con litanie ortodosse in questo clima sereno, lento e il venerdì santo io e le mie amichette con altri amici della geitonià, il rettangolo di case divise da altri rettangoli di case tramite strade parallele, correvamo in chiesa, baciavamo tutte le icone facendoci il segno della croce e poi ci mettevamo buoni buoni, inginocchiati davanti al sepolcro di Gesù, decorato con tanti garofani di tanti colori ognuno a simboleggiare qualcosa, in genere purezza e passione di Cristo fino al momento che tutti attendevamo, passare sotto il sepolcro e baciare l’icona di Gesù, per protezione per un nuovo anno solare. In seguito dopo una lunga nistia, ovvero il digiuno, ormai le forze erano esimie ma ci saremmo deliziati con il regalo della madrina, una bella candela decorata da usare alla veglia pasquale. La mia madrina mi aveva regalato una candela, labada, con un sole dorato e il fondo verde turchese, il mio colore preferito. Ero felice perché avevo tagliato i capelli e i miei occhi erano celesti più del solito, mi dicevo, intonandomi al cielo e all’attesa della Resurrezione di Gesù.

Il sabato ero con gli amici a giocare giù in strada tutto il giorno e poi tornando a casa preparavo il piccolo rifocillamento per attendere quell’evento, tra i miei preferiti dell’anno, con mia madre e mia nonna che mi pettinava e intrecciava i capelli facendomi indossare vestiti colorati e un cappotto di lana leggera. In genere venivano gli zii, i miei cugini a casa da noi e alle dieci meno venti ci avviavamo in chiesa a piedi oppure prendevamo la bici. Dopo litanie di ore e ore ecco la mezzanotte, le campane suonano a festa, tutti i bambini si avvicinano al pope per prendere la luce con le loro candele, si distribuiscono uova rosse e pane, era il momento a cui non avrei mai potuto rinunciare e al quale ancora oggi non rinuncio che sono adulta e mi manca tanto la mia Patria, ma da bambina era tutto diverso, tutto così pieno e carico di felicità; oggi è meditazione, preghiera ed espressione di desideri, quelli che mi stanno più a cuore.

La domenica si festeggiava per strada. Lungo le strade nei piccoli paesi in Grecia ci sono tantissimi spiedi con agnelli, cibo in abbondanza, usanze poco vegane ma che ti facevano ritrovare il senso della famiglia e dell’amicizia.

Allora auguro a tutti Xristos Anesti al quale tutti rispondono Alithos Anesti (Gesù è risorto. È veramente risorto). Come sempre un’affermazione che sa quasi di domanda: è davvero risorto nel tuo cuore?

Laureata in Comunicazione Internazionale con una tesi su l’Antigone di Judith Butler, ha proseguito gli studi con un master in Europrogettazione e Internazionalizzazione delle imprese. Parla inglese, francese, greco e italiano e ha una forte passione per la scrittura che la caratterizza sin da bambina quando scriveva sceneggiature e racconti emozionanti e creativi. Fotografa e pittrice. Scrive poesie prendendo ispirazione dall’attualità soprattutto concentrandosi sul rapporto uomo/donna e sui fenomeni di migrazione volontaria o meno. Vive a Cava de' Tirreni ed è parte della Filellenica.

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