La Levata del Bambinello: tra fede vissuta e identità di una comunità
Esaminato il significato spirituale del rito, con un'analisi che eleva la figura del Bambinello da semplice oggetto tradizionale a simbolo di rinnovamento delle relazioni umane. La riflessione si concentra sulla trasformazione di un gesto antico in un impegno quotidiano fondato sui valori dell'accoglienza, dell'umiltà e della tenerezza.
«Non si nasce cristiani per tradizione, ma per fede»: così qualcuno sintetizzava l’aria che si respira nei dibattiti sul Natale pubblico e le sue simbologie. E allora chiediamoci: che cosa resta davvero di quel bambino di legno che ogni anno, tra dicembre e gennaio, viene sollevato da una capanna immobile per ritornare al sicuro in scatole di cartone custodite nelle nostre soffitte?
La levata del Bambinello non è soltanto una ritualità paesana né la variante locale del famoso Bambinelli Sunday che a Roma vede i fedeli portare in piazza San Pietro le statuine del Bambino Gesù per la benedizione papale, affinché il presepe non sia solo scena ma promessa viva di un arrivo che aspettiamo con il cuore.
In diverse cittadine, l’antico rito della “levata del bambino” risuona di un legame profondo con la memoria collettiva: non si tratta di un souvenir natalizio, ma di un gesto che richiama la comunità alla sua identità storica e religiosa, fatta di attese e speranze condivise.
E qui sta la provocazione: perché sollevare materialmente un bambinello? Forse perché nelle pieghe di un gesto semplice si nasconde la domanda più difficile: chi e cosa solleviamo dentro di noi quando diciamo “Cristo è nato”? Più che un’operazione folkloristica, questa levata richiama l’immagine del Bambino non come statuina da mostrare, ma come realtà da prendere sulle spalle: il mistero di un Dio che si fa fragile, piccolo, indifeso eppure capace di cambiare la traiettoria delle nostre relazioni.
Per oltre trent’anni, la benedizione delle statuine in Vaticano ha voluto essere un invito a preparare il cuore oltre alle case, un modo di ricordare che non sono i decori a fare Natale, ma la presenza che invitiamo nelle nostre esistenze.
E allora la levata del Bambinello, sia essa a Cava, ad Amalfi o nel presepe domestico, ci chiede di guardare oltre il legno e la polvere: che cosa solleviamo davvero quando solleviamo quel bambino? È solo un simbolo? O forse è un banco di prova per la nostra capacità di accogliere ciò che ci sfida: la tenerezza come forza, l’umiltà come rivoluzione, e la fede come gesto quotidiano più che come semplice tradizione?
La domanda resta aperta: se non è solo rito, allora chi è il vero Bambinello che portiamo con noi tutto l’anno?







