scritto da Gennaro Pierri - 19 Febbraio 2026 09:56

La felicità è una truffa (se la cerchi nel posto sbagliato)

Ci hanno venduto l’idea che la felicità sia uno stato permanente, una specie di sole interiore che non tramonta mai. Una versione emotiva del “per sempre”. Ma già i filosofi antichi, da Aristotele a Epicuro, sapevano che non funziona così

farfalla

Sulla felicità, dovremmo sapere tutto. La inseguiamo come se fosse un traguardo olimpico: voti alti, follower, addominali, viaggi esotici, relazioni perfette. Eppure, più la mettiamo su un piedistallo, più lei sembra divertirsi a scappare.

Ci hanno venduto l’idea che la felicità sia uno stato permanente, una specie di sole interiore che non tramonta mai. Una versione emotiva del “per sempre”. Ma già i filosofi antichi, da Aristotele a Epicuro, sapevano che non funziona così. Per il primo era “eudaimonia”: fiorire, dare forma alla propria vita nel tempo. Per il secondo era equilibrio, sottrazione più che accumulo. Nessuno dei due parlava di euforia continua.

Oggi invece scambiamo la felicità per adrenalina. Se non vibra, non vale. Se non è condivisibile, non esiste. E così entriamo in una spirale paradossale: più vogliamo sentirci felici, più diventiamo ansiosi di non esserlo abbastanza. La felicità diventa una prestazione. E le prestazioni, si sa, stancano.

Forse il punto è un altro: la felicità non è un’emozione ma una direzione. Non è ciò che provi quando tutto va bene, ma il senso che scegli quando qualcosa va storto. È una postura interiore. È la capacità di abitare anche le giornate storte senza dichiararle inutili.

C’è un dettaglio che quasi nessuno racconta: la felicità matura quando smetti di chiederti ossessivamente “sono felice?” e inizi a chiederti “sto vivendo in modo vero?”. La differenza è sottile ma rivoluzionaria. Nel primo caso misuri; nel secondo costruisci.

E se la felicità non fosse il premio finale, ma l’effetto collaterale di una vita vissuta con coraggio, legami autentici e una buona dose di ironia su se stessi? Se fosse meno un diritto e più una responsabilità?

Forse dovremmo smettere di inseguirla come una farfalla e iniziare a coltivare il giardino. La farfalla, a volte, arriva da sola. Ma la domanda resta: siamo disposti a cambiare giardino, pur di non continuare a lamentarci che le farfalle non vengono?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.