La distanza è una scusa: la spiritualità come atto di disobbedienza
Il cinismo è la vera religione del nostro tempo: promette protezione, offre anestesia. Ti convince che non vale la pena sentire troppo. E funziona. Finché non ti accorgi che, insieme al dolore, hai spento anche la gioia
Per il mio articolo di oggi, condivido la risposta a una domanda che mi è stata posta da un’alunno a mezzo messaggio speditomi nel cuore della notte (confermo che i ragazzi con dormono quando dovrebbero!!!): “Prof. ma cosa è la spiritualità? Stiamo bevendo una birra alcuni di noi e ci è venuta in mente questa domanda e siccome non possiamo aspettare abbiamo pensato di farvela subito!”.
Tralascio la mia meraviglia (non tanto per il fatto che bevono birra alle 3 di notte ma quanto la capacità di farsi venire in mente domande serie quando meno te lo aspetti!!!) e ho cercato di rispondere al men peggio.
Viviamo nell’epoca più connessa della storia, eppure tutto ci sembra lontano. Non è un paradosso: è un’abitudine. Abbiamo imparato a guardare senza coinvolgerci, a sapere senza sentire. La spiritualità nasce esattamente qui, come un atto di disobbedienza. Non ha niente a che fare con fughe mistiche. È un gesto concreto: rifiutare la distanza come alibi. Perché dire “è lontano” oggi significa spesso dire “non mi riguarda”.
La spiritualità è l’opposto: è prendere sul serio ciò che non ti tocca direttamente. Non per moralismo, ma per lucidità. Perché il mondo non è fatto a compartimenti stagni: quello che ignori oggi, domani ti raggiunge, dentro o fuori. Pensaci: puoi scorrere immagini di tragedie per ore senza che nulla ti sfiori. Oppure puoi fermarti su un dettaglio, un volto, una mano, e sentire che lì c’è qualcosa che ti riguarda. Non è debolezza, è allenamento dello sguardo. È decidere che la realtà non è uno spettacolo.
Il cinismo è la vera religione del nostro tempo: promette protezione, offre anestesia. Ti convince che non vale la pena sentire troppo. E funziona. Finché non ti accorgi che, insieme al dolore, hai spento anche la gioia. La spiritualità non ti protegge: ti espone meglio. Ti rende più vulnerabile, sì, ma anche più vivo, più preciso, meno manipolabile. Perché chi sente davvero vede prima.
Allora la questione è brutale: preferisci essere al sicuro o essere reale? E se la distanza fosse solo una scelta?







