scritto da Gennaro Pierri - 13 Aprile 2026 08:04

La distanza è una scusa: la spiritualità come atto di disobbedienza

Il cinismo è la vera religione del nostro tempo: promette protezione, offre anestesia. Ti convince che non vale la pena sentire troppo. E funziona. Finché non ti accorgi che, insieme al dolore, hai spento anche la gioia

Per il mio articolo di oggi, condivido la risposta a una domanda che mi è stata posta da un’alunno a mezzo messaggio speditomi nel cuore della notte (confermo che i ragazzi con dormono quando dovrebbero!!!): “Prof. ma cosa è la spiritualità? Stiamo bevendo una birra alcuni di noi e ci è venuta in mente questa domanda e siccome non possiamo aspettare abbiamo pensato di farvela subito!”.

Tralascio la mia meraviglia (non tanto per il fatto che bevono birra alle 3 di notte ma quanto la capacità di farsi venire in mente domande serie quando meno te lo aspetti!!!) e ho cercato di rispondere al men peggio.

Viviamo nell’epoca più connessa della storia, eppure tutto ci sembra lontano.  Non è un paradosso: è un’abitudine. Abbiamo imparato a guardare senza coinvolgerci, a sapere senza sentire. La spiritualità nasce esattamente qui, come un atto di disobbedienza. Non ha niente a che fare con fughe mistiche. È un gesto concreto: rifiutare la distanza come alibi. Perché dire “è lontano” oggi significa spesso dire “non mi riguarda”.

La spiritualità è l’opposto: è prendere sul serio ciò che non ti tocca direttamente. Non per moralismo, ma per lucidità. Perché il mondo non è fatto a compartimenti stagni: quello che ignori oggi, domani ti raggiunge, dentro o fuori. Pensaci: puoi scorrere immagini di tragedie per ore senza che nulla ti sfiori. Oppure puoi fermarti su un dettaglio, un volto, una mano, e sentire che lì c’è qualcosa che ti riguarda. Non è debolezza, è allenamento dello sguardo. È decidere che la realtà non è uno spettacolo.

Il cinismo è la vera religione del nostro tempo: promette protezione, offre anestesia. Ti convince che non vale la pena sentire troppo. E funziona. Finché non ti accorgi che, insieme al dolore, hai spento anche la gioia. La spiritualità non ti protegge: ti espone meglio. Ti rende più vulnerabile, sì, ma anche più vivo, più preciso, meno manipolabile. Perché chi sente davvero vede prima.

Allora la questione è brutale: preferisci essere al sicuro o essere reale? E se la distanza fosse solo una scelta?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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