scritto da Gennaro Pierri - 16 Marzo 2026 10:01

Il vero problema delle relazioni? Che richiedono persone vere

Il punto è che oggi siamo bravissimi a mostrare la parte liscia di noi. Quella senza crepe. Profili perfetti, risposte veloci, ironia pronta. Tutto funziona… finché non compare qualcosa di reale

amicizia giovani coppia

Qualche giorno fa un’alunna (questa volta del De Filippis) mi ha raccontato una cosa curiosa. “Ho smesso di rispondere a un “amico” per tre settimane. Poi gli ho scritto come se nulla fosse. E lui ha fatto lo stesso. Nessuna lite. Nessuna spiegazione. Solo silenzio… e poi la ripartenza. Come se le relazioni oggi avessero il tasto pausa”.

È lì che ho pensato a una frase brutale: il problema dei rapporti umani è che per averli bisogna prima essere umani. E l’umanità non è una cosa comoda. Essere umani significa avere spigoli. Significa dire qualcosa nel modo sbagliato, attraversare momenti storti, non essere sempre interessanti, brillanti, disponibili. Significa portarsi dietro fragilità, paure, giornate no.

Il punto è che oggi siamo bravissimi a mostrare la parte liscia di noi. Quella senza crepe. Profili perfetti, risposte veloci, ironia pronta. Tutto funziona… finché non compare qualcosa di reale. Un malinteso. Una delusione. Un momento di distanza. È lì che molte relazioni si inceppano, perché improvvisamente smettono di essere un’esperienza piacevole e diventano qualcosa di più serio: un luogo dove due imperfezioni devono imparare a convivere.

E qui arriva la verità che pochi dicono: le relazioni non crollano perché le persone cambiano. Crollano perché nessuno vuole più sopportare il peso dell’umanità dell’altro. Eppure è proprio quello il punto. Un’amicizia vera non è qualcuno che ti capisce sempre. È qualcuno che resta anche quando non ti capisce affatto. Un amore vero non è l’assenza di conflitti. È la decisione, quasi testarda, di non scappare al primo attrito.

Le relazioni non sono fragili perché siamo imperfetti. Sono fragili quando pretendiamo di non esserlo. Forse allora la domanda non è perché oggi i rapporti durano poco. La domanda è un’altra, molto più scomoda: siamo ancora disposti a sopportare l’umanità degli altri… oltre alla nostra?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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